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ArciReport

16/02/2010 22:15
di admin

Un pessimo clima

Non c’è un bel clima in questo fine d’anno, e non certo per colpa della neve che imbianca l’Italia. La Conferenza Onu sui cambiamenti climatici, che ha riunito a Copenaghen 193 Paesi sotto la pressione di una grande mobilitazione civile, si è conclusa nel peggiore dei modi. Eppure si era aperta con grandi aspettative: tutti i Paesi hanno finalmente riconosciuto che il problema del clima è reale, tutti hanno affermato la necessità di un impegno comune e concordato di contenere almeno entro 2 gradi il riscaldamento globale in questo secolo. Un obiettivo minimo, a detta degli scienziati, insufficiente a risolvere il problema, utile solo a scongiurare conseguenze catastrofiche in tempi brevi e dare ancora qualche chance di futuro alla civiltà umana.
Ma ci sarebbe stato bisogno di un accordo vincolante, ambizioso negli obiettivi ed equo per i Paesi in via di sviluppo. Invece l’estenuante trattativa non ha prodotto nessun impegno vincolante sulla riduzione delle emissioni, nessun criterio di verifica delle azioni e dei risultati di ogni Paese, nessuna scadenza per la firma di un trattato. Tutto è affidato alla buona volontà dei singoli stati. Un risultato che, senza un deciso cambio di rotta, porterà la temperatura a crescere ancora di 3 gradi, con effetti disastrosi per la vita sulla terra.
Un fallimento di cui portano la responsabilità i Paesi ricchi che hanno preferito anteporre il proprio tornaconto immediato all’interesse generale. Una beffa per i Paesi del Sud del mondo dove si continua a morire per gli effetti dei cambiamenti climatici, uno schiaffo all’Europa che aveva provato a darsi impegni vincolanti. Nel braccio di ferro fra le grandi potenze economiche non ha vinto nessuno e ha perso l’umanità. Eppure tutti sanno che non esiste alternativa al contenimento dei gas serra, che dobbiamo rendere vivibile questo pianeta perché altri dove vivere non ne abbiamo, e tempo da perdere non c’è. Per questo ora più che mai va rilanciata la battaglia per introdurre cambiamenti strutturali nel modello di sviluppo e nelle politiche energetiche, ma anche nei nostri stili di vita.

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