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23/03/2015 11:04
di Paoli

Giornata mondiale contro il razzismo. Attualizzare pensiero e azioni antirazziste

Di Walter Massa coordinatore commissione Nazionale Arci Diritti dei migranti e richiedenti asilo,politiche antirazziste.

Ci sono a volte circostanze in cui anche le convinzioni più profonde possono vacillare. Ed è partendo da questa riflessione che provo a scrivere questo articolo pensando a David Raggi, il giovane morto per mano di un giovane marocchino ubriaco, ed alla sua famiglia. Una mamma e un papà esemplari che non hanno perso il coraggio, nemmeno nel dramma più duro da affrontare, per rifiutare l’odio
razziale e la cattiveria propri di questi tempi e di questa Italia. Un esempio di lucidità e di forza d’animo che diventano esempio e che ci dice che non esiste nessun automatismo istintivo, nessuna spiegazione umana, nessun nesso tra un dolore grande e l’odio contro qualcuno, contro una comunità. Nessun attimo di incertezza nell’esprimere il loro fermo rifiuto a rendersi complici di chi dà libero sfogo alla propria meschinità e pochezza fomentando l’odio verso gli immigrati, squadristi verdi o neri che siano che, purtroppo, ormai da tempo infestano anche le nostre istituzioni
democratiche. Tutto ciò accade a cavallo del 21 marzo, la Giornata mondiale contro il razzismo istituita dalle Nazioni Unite nel 1966
a seguito del massacro di Sharpeville del 1960, la giornata più sanguinosa
dell’ apartheid in Sudafrica: 69 manifestanti uccisi perché protestavano contro l’ Urban Areas Act che imponeva ai sudafricani neri di esibire uno speciale permesso se venivano fermati nelle aree riservate ai bianchi. Da sempre l’Arci si batte – e continuerà a battersi – contro questa barbarie che non smette di fare proseliti. Una barbarie che non solo abbiamo conosciuto nei libri di storia ma che, giorno dopo giorno, ritroviamo in molti angoli d’Europa. E in Italia, come dimostra, amaramente, la vicenda di David. Ed è anche per questo
che occorre, anche per noi, ricostruire un pensiero, attualizzato, sul nostro antirazzismo, sul nostro modo di stare dentro questo conflitto e queste evidenti contraddizioni. Ripensare il nostro modo di agire sulle molteplici frontiere che quotidianamente vengono innalzate; da
quelle tragiche delle coste a quelle difficili dei nostri quartieri. Per non parlare dei condomini. C’è, esiste, si tocca con mano un nesso tra la crisi, l’imbarbarimento culturale e il razzismo. E noi dobbiamo provare ad affrontarlo con quello che un tempo veniva definito un pensiero lungo. Per noi, per i nostri circoli e soci, per il nostro Paese. Anche su questo terreno possiamo diventare capofila di una rivolta culturale e sociale utile e necessaria. Occorre un po’ di coraggio che, se vogliamo, non ci manca. Credo e spero che il Meeting Antirazzista di Cecina possa diventare uno dei luoghi per ragionare tra di noi, possa tornare a mettere al centro la formazione politica
con cui, poi, definire il nostro pensiero lungo sull’antirazzismo oggi. E poi Sabir come il luogo della messa in rete della nostra proposta e il luogo per la costruzione della nuova Europa, fortemente antirazzista ma soprattutto dei popoli e dell’accoglienza: credo sia sotto gli occhi di tutti l’inadeguatezza delle risposte istituzionali, tanto più vergognose – è bene
ribadirlo ogni tanto – per un paese che ha visto milioni di suoi cittadini costretti ad emigrare per cercare altrove quel futuro che in patria non potevano trovare. È su questo punto quindi che entra in campo la nostra ostinazione con cui ci battiamo e pressiamo per la riapertura di Mare Nostrum e per l’attivazione di canali umanitari di accesso poiché, se esiste una cosa indiscutibile per chiunque, è che le
persone in fuga da guerre e persecuzioni non si fermano.
Non le ferma il mare grosso, non le ferma il filo spinato, tantomeno le ferma l’irresponsabilità politica degli attuali legislatori.
C’è bisogno del 21 marzo, quindi, così come c’è bisogno dell’Arci in questa battaglia. Un’associazione consapevole e preparata,
sempre con l’ambizione di voler cambiare questo mondo sempre più difficile. Buon 21 marzo, compagne e compagni. Antifascisiti e Antirazzisti,sempre.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.