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ArciReport Cultura Sociale

23/03/2015 10:48
di Paoli

Il 21 Marzo a Bologna scende in piazza con Libera la parte buona della società

Di Davide Vecchiato coordinatore commissione nazionale Arci Antimafia sociale e legalità democratica

In questi giorni, come sta succedendo ormai periodicamente, attraverso un effetto domino delle inchieste giudiziarie, c’è «un’emergenza collettiva etica» in Italia legata alle inchieste di corruzione. L’emergenza è data dal dilagare delle inchieste sul malaffare che vede purtroppo non solo le vittime degli omicidi di mafia, ma anche la nostra società italiana tradita e colpita da gruppi organizzati di politici, funzionari e imprenditori corrotti e corruttori. L’altro effetto dell’emergenza è dato dal rischio di innescare una sfiducia collettiva nelle persone e nelle classi dirigenti che ci governano, a prescindere, mettendo a rischio la democrazia costituzionale. La politica deve avere al centro dell’agenda l’obiettivo e un sistema di reazione chiara e al passo con i tempi, per la salvaguardia del sistema democratico.
Rimane chiaro che il punto chiave generale sta nel sistema dell’erogazione degli appalti. Se la questione morale è la priorità ed è
il centro del problema politico italiano, allo stesso tempo ognuno di noi, anche
attraverso i corpi intermedi, come l’Arci ha un obbligo morale e prioritario di diffusione della cultura della legalità tra i cittadini.
Non dimentichiamo che l’Arci è impegnata da diversi anni nella cultura della lotta alla mafia e nella promozione della legalità, anche in quei territori storicamente e duramente colpiti da questi fenomeni. Non ultimo la firma del protocollo nazionale d’intesa con le forze sindacali come Cgil, Spi-Cgil e Flai-Cgil per la condivisione dei campi antimafia e della legalità Arci 2015; e la stessa Carovana
antimafie che, insieme a Libera, Avviso pubblico, Ligue de l’Einsegnement, Cgil, Cisl e Uil, con il tema della tratta degli esseri umani e lo sfruttamento del lavoro dei migranti, ha percorso migliaia di chilometri per raccontare e per innescare quei valori positivi di lotta per una giustizia sociale diffusa anche in Europa. Pertanto, il 21 marzo scenderemo inpiazza assieme alla parte buona della società con tutte le associazioni che compongono Libera in occasione della Giornata della memoria e dell’impegnodove il titolo dell’edizione di questo
anno è La verità illumina la giustizia in concomitanza con i vent’anni di Libera. Questa giornata ricorda tutte le vittime innocenti delle mafie. Oltre 900 nomi di cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perché, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere. Oltre alle vittime innocenti delle mafie, quest’anno verranno ricor date, in accordo con le associazioni dei famigliari, le vittime della strage del 2 agosto della Stazione di Bologna e le vittime della strage di Ustica, per le quali ricorre il 35esimo anniversario.
Siamo convinti che la vera alleanza democratica sta in chi si impegna a cambiare i comportamenti corrotti e malavitosi, ma anche in chi agisce per la salvaguardia del bene comune. La verità è di chi predica bene, agisce con responsabilità per gli altri e mette ogni
giorno la propria faccia per cambiare ed avere una giustizia sociale diffusa. Questa è la vera battaglia dell’alleanza
sociale dell’Arci, che «illuminerà questa notte scura, e qualcuno di noi, nel suo piccolo, è come quei ‘lampadieri’ che, camminando innanzi, tengono la pertica rivolta all’indietro, appoggiata sulla spalla, con il lume in cima. Così il ‘lampadiere’ vede poco davanti a sé,
ma consente ai viaggiatori di camminare più sicuri. Qualcuno ci prova. Non per eroismo o per narcisismo, ma per sentirsi dalla parte buona della vita.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.