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ArciReport Politica nazionale Sociale

23/03/2015 11:30
di Paoli

Protocollo di collaborazione per i Campi di Lavoro antimafia

Di Gianluca Mengozzi Presidente ArciToscana e Salvo Lipari Presidente ArciSicilia

Lo scorso 10 marzo a Corleone è stato firmato un importante protocollo di collaborazione tra le articolazioni regionali siciliane e toscane di Arci, SPI, CGIL, FLAI, UDU, Rete degli Studenti Medi e Cooperativa Lavoro e Non Solo. L’accordo è stato redatto durante numerosi incontri seminariali ed un lungo lavoro istruttorio che ha visto tutte le parti protagoniste nel dare il proprio contributo. L’intenzione dei sottoscrittori è procedere ad un deciso potenziamento dei campi di lavoro antimafia a Corleone ed al rafforzamento delle strutture operative. I soggetti firmatari del protocollo si sono trovati concordi sul principio che le azioni previste all’interno dell’esperienza dei campi antimafia, in coerenza con i
principi e il regolamento generale sanciti dal protocollo nazionale rappresentano scopi comuni che andranno perseguiti con rinnovata convinzione. Del resto in questo modo si interpreta nell’associazionismo e nel sindacato la domanda crescente di partecipazione e militanza delle basi sociali su di un tema, quello dell’antimafia sociale e della legalità democratica, che riscuote grande consenso. Per questo tutti i sottoscrittori si sono impegnati da subito a dare al protocollo immediata e piena attuazione, suddividendosi con pragmatismo i compiti per la gestione dei campi antimafia a Corleone. L’Arci Sicilia e Toscana individueranno per ogni campo di lavoro un/una coordinatore/trice (uno/a toscano/a e uno/a siciliano/a) che sarà opportuna mente formato/a, e si impegnano, prima dell’inizio dei campi, a fornire agli altri soggetti firmatari i nominativi e i relativi riferimenti che saranno il punto di riferimento dei campisti e dei volontari e delle volontarie dello SPI. Le Arci regionali organizzeranno poi, prima dell’inizio di tutti i campi e presumibilmente entro i
primi giorni di aprile, un incontro generale formativo e di conoscenza in Toscana con i coordinatori Arci e i coordinatori SPI
individuati dalle singole organizzazioni. Un momento di fondamentale importanza sarà poi l’incontro residenziale a Corleone (in accordo con la cooperativa ospitante) a cui parteciperanno tutte/i i/ le coordinatori/trici Arci e i/le responsabili SPI dei vari campi dove saranno affrontati i temi dell’organizzazione, della logistica, dell’animazione dei gruppi e della sicurezza nei luoghi di lavoro al
fine di una maggiore consapevolezza nello svolgimento del lavoro da parte dei volontari. In accordo con la cooperativa Lavoro e non solo, sarà predisposto un format dettagliato e specifico per ogni campo antimafia, con l’indicazione del programma di attività giornaliero che i campisti dovranno svolgere. Arci To scana e Sicilia poi, mutuando il piano di comunicazione delle organizzazioni nazionali, costruiranno i livelli di comunicazione regionale attraverso una adeguata copertura mediatica. Lo SPI individuerà per ogni campo, un/una dei/delle proprie/i responsabili dei volontari e delle volontarie che dovrà raccordarsi con i/le coordinatori/trici Arci durante tutta la gestione del campo. Lo SPI, con l’accordo di tutti i soggetti interessati alla gestione dei campi, assicurerà la presenza di volontari e volontarie per ogni campo per lo svolgimento dei servizi di cucina e per i momenti di memoria e di conoscenza rivolti ai campisti.
Inoltre lo SPI assicurerà la presenza dei/ delle propri/e responsabili ai momenti formativi e di conoscenza del mondo
associativo e sindacale organizzati da Arci. CGIL Sicilia e Toscana assicurano la collaborazione nella diffusione e nella promozione dei campi di lavoro sulla base del materiale informativo prodotto da Arci. Inoltre continueranno a sostenere la cooperativa Lavoro e Non Solo nella adeguata manutenzione dei mezzi di trasporto dei campisti. Infine la CGIL collaborerà con Arci all’applicazione del protocollo BenTornati (vedi box) per dare continuità all’esperienza dei campi sui temi dell’antimafia sociale. La cooperativa lavoro e Non Solo individua nel proprio presidente il referente per ogni campo: a lui il compito di occuparsi della logistica territoriale e delle eventuali emergenze che dovessero accadere durante i campi. Sarà lui inoltre, in accordo con Arci e SPI e previa verifica delle necessarie condizioni di fattibilità, a stipulare una polizza assicurativa a garanzia della responsabilità civile verso terzi della cooperativa. La cooperativa dovrà assicurare la necessaria manutenzione dei beni mobili e delle attrezzature di cucina presenti nell’alloggio dei campisti e quella dei mezzi adibiti al trasporto dei volontari. La FLAI Toscana e Sicilia si impegnano a divulgare tra le proprie strutture i campi
della legalità e conoscenza dell’antimafia sociale e a organizzarne la partecipazione di giovani volontari attivi nel settore agroalimentare. Inoltre si impegnano nella programmazione del calendario dei campi di lavoro a partecipare con i propri dirigenti per focalizzare la memo ria storica del movimento bracciantile e contadino per l’occupazione delle terre e la riforma agraria e a partecipare con propri dirigenti a dibattiti sulla condizione del  lavoro oggi, con particolare riferimento al lavoro in agricoltura. L’UDU e la rete degli Studenti Medi Sicilia e Toscana individueranno un/una referente per ogni campo di lavoro, opportunamente formato/a, e si impegneranno, prima dell’inizio dei campi, a fornire agli altri soggetti firmatari i nominativi e i relativi riferimenti, che saranno il punto
di riferimento degli studenti durante tutto il campo. Gli studenti parteciperanno agli incontri formativi in Toscana e in Sicilia assieme ai coordinatori Arci e i responsabili SPI. Si impegnano poi, oltre a dare comunicazione dei campi attraverso i propri canali regionali e territoriali, ad organizzare un workshop dedicato alla storia dei movimenti studenteschi legata al fenomeno dell’antimafia sociale.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.