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23/03/2015 12:00
di Paoli

Quando la memoria diventa esperienza umana e sociale collettiva

Di Andrea Contu responsabile Politiche Culturali Arci Sardegna

Esiste una rete che ci unisce tutti: è quella formata dalla trama dei fili della memoria, che da personale diventa collettiva e si fa esperienza
umana, sociale e politica quando incontra un pezzo del nostro passato, capace di parlarci anche del presente che viviamo e di essere monito imprescindibile per il futuro che intendiamo costruire. Così la delegazione dell’Arci sarda, formata da oltre cinquanta ragazze e ragazzi, accompagnati dagli educatori e dai dirigenti dell’associazione, ha raggiunto per il quarto anno consecutivo la città di Cracovia,
dall’11 al 16 marzo, per partecipare al progetto Treno della Memoria 2015, organizzato in collaborazione con l’associazione torinese Terra del fuoco, e visitare i campi di sterminio e di concentramento di Auschwitz e Birkenau, il Ghetto Ebraico e la fabbrica di Schindler.
Una settimana difficile e intensa, splendida ed esaltante per chi ha visto nascere davanti ai propri occhi un’altra comunità possibile, quella che i ragazzi e le ragazze hanno deciso di costituire unendosi nella scelta collettiva di essere futuri testimoni di ciò che è accaduto settanta anni fa nel cuore dell’Europa, di uscire da quella ‘zona grigia’ dell’indifferenza, dell’ignavia e dell’apatia, in cui una
narrazione superficiale, terribile come una profezia auto avverante, vorrebbe confinarli. Un percorso di formazione li ha preparati per il viaggio. Insieme agli educatori dell’Arci hanno potuto prepararsi sul contesto e i fatti storici, comprendendo come vi sia un nesso strettissimo con le libertà di cui oggi possiamo godere come cittadine e cittadini, attraverso il confronto tra i diritti negati di allora e
quelli garantiti oggi, conquistati grazie a chi seppe resistere alle barbarie e non fu indifferente. Primo Levi sosteneva che «i campi
di sterminio nascono facendo finta di niente». Così il gruppo delle ragazze e dei ragazzi ha compreso che Auschwitz non nasce quando ormai la ghettizza zione e la deportazione sono già in atto ma quando vi è «il silenzio dei giusti», che non sono capaci di reagire di fronte a chi, per usare un esempio dei giorni nostri, definisce un intera etnia o popolo «feccia dell’umanità». Un percorso di consapevolezza e di scelta che non si è esaurito con il viaggio ma proseguirà negli incontri di post-formazione e di restituzione dell’esperienza vissuta quando i partecipanti al viaggio torneranno a testimoniare pubblicamente ciò che hanno visto e vissuto di fronte alle proprie comunità di appartenenza. Sedici Comuni della Sardegna hanno creduto anche quest’anno nel progetto finanziandone i costi di partecipazione, certi del fatto che investire nella buona formazione delle cittadine e dei cittadini di domani li renda attivi e consapevoli. Per la prima volta la Regione Sardegna ha inteso riconoscere il progetto di educazio
ne alla memoria promosso dall’Arci sarda attraverso il patrocinio della Presidenza del Consiglio e attraverso l’inserimento dello stesso all’interno della legge finanziaria 2015. Un importante segnale che sancisce il riconoscimento dell’impegno dell’associazione in questo progetto, visto ormai come patrimonio sociale pubblico di interesse regionale. Un viaggio nella memoria che è stato anche un’importante occasione di socialità e di costruzione di relazioni umane e che si tradurrà in un percorso di impegno e cittadinanza attiva, per il quale l’Arci sarda saprà mettere a disposizione dei ragazzi tutto il proprio patrimonio umano, sociale e politico, fatto di buone pratiche ed esperienze consolidate, diffuse sul territorio sardo. Un’esperienza che si va ad inserire nell’importante rete di iniziative legate alla promozione della memoria che Arci svolge da tempo su tutto il territorio nazionale.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.