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ArciReport Sociale

30/03/2015 11:58
di Paoli

Non per narcisismo o eroismo, ma per sentirsi dalla parte buona della vita

Di Davide Vecchiato, coordinatore commissione nazionale Arci Antimafia sociale e legalità democratica.

«Il modo migliore di fare memoria e di ricordare questa lista interminabile di nomi è quello di impegnarci tutti»: è con questo messaggio, rivolto alle oltre 200mila persone presenti a Bologna, che don Luigi Ciotti dal palco di piazza VIII Agosto ha concluso il suo intervento, in occasione della Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie che si celebra ogni anno il 21 marzo. Giunta alla sua ventesima edizione, la manifestazione promossa da Libera e Avviso Pubblico si è svolta quest’anno nel capoluogo emiliano: partenza alle 9,30 dallo stadio Dall’Ara, arrivo in piazza VIII Agosto dove sono stati letti, da parte di tutte le personalità impegnate per il bene comune – tra cui la Presidente Francesca Chiavacci in rappresentanza dell’Arci – i nomi delle 900 vittime innocenti delle mafie, delle vittime del rapido 904, delle stragi del 2 agosto 1980 a Bologna, di Ustica il 27 giugno 1980 e della Uno Bianca. Sono state poi ricordate le vittime del genocidio di Sberenica, a seguire c’è stato l’intervento di Margherita Asta, che ha perso la madre e i fratelli nella strage di Pizzolungo e ha parlato a nome di tutti i famigliari colpiti da un lutto per mano della mafia: «Questa piazza chiede un salto di qualità alla politica. Ogni giorno sia il 21 marzo!». Al termine della manifestazione, i partecipanti si sono spostati in vari punti della città per partecipare ai seminari tematici, alle proiezioni e agli spettacoli teatrali previsti nel pomeriggio. Tra le iniziative, quella in ricordo delle vittime della strage del 2 agosto presso la sala d’aspetto della Stazione di Bologna con don Luigi Ciotti, Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980 e Matteo Lepore,  Assessore al Comune di Bologna.

All’indomani della manifestazione, si è svolta a Bologna l’Assemblea nazionale di Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie che ha confermato Luigi Ciotti presidente nazionale dell’associazione, Davide Pati, Daniela Marcone e Carlo Andorlini con funzioni di vicepresidenti ed il nuovo ufficio di presidenza, con Nando Dalla Chiesa,  presidente onorario.

Quest’Assemblea, formata da oltre 300 delegati in rappresentanza di coordinamenti territoriali di Libera, di scuole e di associazioni locali e nazionali tra cui l’Arci, ha saputo tradurre in un messaggio di speranza la manifestazione del giorno prima, ma anche di un rinnovato impegno per tutte quelle persone che quotidianamente, e a proprio rischio e pericolo, mettono la propria vita e la propria faccia nella salvaguardia del bene comune. Essere tutti insieme per questo fine, con migliaia di giovani a sperare per una società migliore con un forte ideale di giustizia e libertà, pur rispettando le diverse sensibilità, rappresenta un motore di sviluppo potentissimo che mette in azione la parte buona di società.

Pertanto, la cultura della legalità democratica e dell’antimafia sociale arriva dal contributo etico che ognuno di noi riesce a dare per essere quei «lampadieri di speranza» che illuminano i viaggiatori in questa nostra difficile e intricata società.

ArciReport, 26 marzo 2015

 

 

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.