Presentato l’XI Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione

Di Andrea Oleandri, Associazione Antigone.

Calano i detenuti (oltre 8.000 in meno rispetto a un anno fa) e calano anche i reati (l’indice di delittuosità nel 2014 è diminuito del 14%). È questo uno dei dati più significativi che emerge dall’XI Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione Oltre i tre metri quadri, titolo che fa riferimento al superamento della condizione più critica che hanno vissuto le nostre carceri e che aveva portato l’Italia a subire la condanna della Corte Europea dei Diritti Umani per trattamento inumano e degradante.

Ma se la fase più difficile è stata superata, è necessario insistere sul terreno delle riforme per arrivare ad una situazione di normalità, ovvero di un detenuto per posto letto. Infatti al 28 febbraio 2015 i detenuti erano 53.982 per un numero di posti regolamentari (secondo il Dap) pari a 49.943. Il tasso di affollamento sarebbe dunque del 108%, ovvero 108 detenuti ogni 100 posti letto. Per stessa ammissione dell’amministrazione però il dato sulla capienza non tiene conto di eventuali situazioni transitorie (reparti chiusi per lavori di manutenzione) che comportano scostamenti temporanei dal valore indicato.

Gli scostamenti temporanei accertati da Antigone sono quantificabili intorno alle 4.200 unità. Se così fosse il tasso di affollamento salirebbe al 118%.

Un dato su cui incide molto l’abuso che si fa della custodia cautelare che, ad oggi, riguarda il 34,8% dei detenuti. Una percentuale che è ancora ben al di sopra di quella europea assestata sul 21%. Regime questo che nulla ha a che fare con la sicurezza e che spesso porta ad ingiuste detenzioni. Nel 2014 le richieste di risarcimento accolte per essere stati in carcere da innocenti sono state quasi 1000 per un esborso, a carico dello Stato, di oltre 35 milioni di euro.

Come si diceva, nel 2014 l’indice di delittuosità (reati per numero di abitanti) è complessivamente diminuito, segno che in carcere c’erano tante persone (principalmente immigrati e consumatori di droghe) che nulla hanno a che fare con il crimine e che una volta uscite non hanno commesso nuovi reati. Sono diminuiti gli omicidi dell’11,7%, le rapine del 13% e i furti dell’1,5%. Per quanto riguarda gli omicidi invece l’Italia è tra i Paesi più sicuri al mondo. È al 157esimo posto con un tasso di 0.9 omicidi, ovvero addirittura al di sotto della media Ue (nel 2013 sono stati 502, mentre nel 1991 furono addirittura 1.770). Un indice addirittura più basso di Norvegia (2.2), Finlandia (1.6), Francia (1),Gran Bretagna (1).

Un capitolo del Rapporto è dedicato anche alla presenza dei detenuti stranieri nelle carceri italiane. Se in Europa il 21% dei detenuti è straniero, in Italia il dato arriva al 32%. Il paese con la percentuale più alta è la Svizzera (dei suoi 4.896 detenuti il 74,2% è straniero, e la gran parte di questi è irregolare), seguita dall’Austria con il 46,75%, e dal Belgio con il 42,3%. Inoltre, dei circa 370mila detenuti stranieri in Europa, il 32,4% è di origine comunitaria. Questo significa che in tutta l’UE i detenuti extracomunitari sono circa 250mila, ossia il 14% del totale. Dati che lasciano intendere come non siano giustificati gli eccessivi allarmismi e le conseguenti spinte xenofobe che pure sono presenti in molti paesi UE. Fino al 1996 la quota di stranieri detenuti in Italia si mantiene piuttosto bassa, sia in termini assoluti che percentuali. Dopo quell’anno, e ancora più segnatamente dopo l’entrata in vigore del TU sull’immigrazione, la componente straniera nelle carceri italiani comincia a crescere. Tra il 1998 e il 2000 toccherà la soglia del 30%, dalla quale non scenderà più. Nel 2002, poi, la legge c.d. Bossi-Fini porta a compimento il progetto di etnicizzazione del diritto penale, con l’introduzione di fattispecie delittuose intrinsecamente connesse all’immigrazione. Poi arrivano i pacchetti sicurezza. Si sfiora nel 2008 una percentuale del 37%. In pochi anni, dunque, la loro presenza in carcere è diminuita percentualmente di ben 5 punti. Gli immigrati sono puniti per reati meno gravi rispetto agli italiani e le loro pene residue sono molto basse. Se un allarme c’è è dunque quello legato alla rinascita di campagne contro gli immigrati che potrebbero riportare a un aumento generale della popolazione reclusa, soprattutto straniera.

Attenzione si pone, partendo dai dati dei reati e delle detenzioni, anche al tema della legalizzazione delle droghe. Infatti i reati per violazione della legge sulle droghe  erano 26.160 nel 2012 e ben 28.199 nel 2010. In quattro anni c’è stato un calo di 9.253 imputazioni. Ciò è esito della abrogazione della legge Fini-Giovanardi da parte della Corte Costituzionale.

Negli stessi anni è invece aumentato il numero di detenuti accusati di criminalità organizzata: 6.903 nel 2014 contro i 5.227 del 2008, segno dunque che se si puntasse alla legalizzazione delle droghe i soldi e le risorse potrebbero essere dirottate al contrasto della criminalità organizzata.

Restano, infine, tante le situazioni da migliorare. Tra queste la necessità di tenere le celle aperte per almeno 8 ore al giorno per tutti i detenuti in media sicurezza, cosa che ad oggi non avviene in tutte le carceri. Migliorare la comunicazione con l’esterno, anche con l’utilizzo di skype. Istituire la cartella medica digitale che possa consentire un intervento sanitario più rapido ed efficace sui detenuti. E molte altre ancora.

Sono poi tanti altri gli aspetti che vengono trattati nel rapporto che, edito da Edizioni Gruppo Abele, può essere acquistato scrivendo una mail a:

segreteria@associazioneantigone.it

rivista@associazioneantigone.it

ArciReport, 26 Marzo 2015

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