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ArciReport Politica nazionale

30/03/2015 11:35
di Paoli

Si apre a Tunisi con un grande Corteo il Forum Sociale Mondiale

Di Raffaella Bollini, Relazioni Internazionali Arci.

«Anche il cielo protesta» dice una donna tunisina fradicia nel corteo. È venuto giù il diluvio universale, sulla marcia di apertura del Forum Sociale Mondiale di Tunisi. Il corteo è diventato un fiume di acqua e di persone, mille rivoli fino al Bardo. È finito in un grande abbraccio collettivo intorno all’edificio – slogan in tante lingue e l’inno della Tunisia a squarciagola. All’ingresso del museo uno striscione di benvenuto ai partecipanti al Forum. I media italiani chiedono come stanno reagendo i tunisini all’attentato. Vivendo la loro vita, rispondiamo, continuando a difendere con la partecipazione il diritto a costruire democrazia. E mettendo generosamente a disposizione i loro spazi democratici, conquistati con le unghie e i denti contro tanti nemici interni ed esterni, per rafforzare la società civile di tutta la regione e del mondo intero. Il giorno dopo torna a splendere il sole sul campus universitario Al Manara che apre le sue porte alle centinaia di assemblee, seminari, eventi culturali che sono nel programma. La decisione di passare al metal detector tutti i partecipanti viene sospesa dalle forze dell’ordine quando ci sono migliaia di persone in fila. E tutto torna normale. Che è l’unica maniera per vincere questa guerra: non far prevalere la paura. Migliaia di attivisti della società civile provano ad approfittare al meglio di quello che il FSM, dopo quattordici anni, continua ad offrire come occasione unica: l’incontro dei principali attori sociali di tutte le regioni del mondo.

C’è un interrogativo che corre lungo questo Forum, e che probabilmente sarà argomento di un grande incontro tematico l’anno prossimo. Il dominio neoliberista nel pianeta non accenna a perdere terreno. Diseguaglianza, sfruttamento degli umani e della natura avanzano ovunque nel pianeta – e ormai anche in Europa. Le alternative positive sono poche, e fragili. Nel Mediterraneo, solo la complessa transizione democratica tunisina e la difficile battaglia della Grecia – per il resto tanti disastri, e l’avanzata delle risposte orrende: violenza, oscurantismo, autoritarismo e non solo nel sud. Gli attori sociali democratici fanno quello che possono, per far crescere consapevolezza e partecipazione. È sufficiente? Come facciamo a cambiarlo almeno un po’, questo mondo impossibile? La soluzione non è facile trovarla, ma la domanda bisogna porsela. Una prima risposta che circola nel dibattito internazionale è: aumentare la convergenza. Superare la frammentazione, identificare i nodi comuni, costruire intorno ad essi un campo di forze più potente.

Il primo dei nodi, per noi, si chiama Mediterraneo – che è il sud, ma anche la nostra Europa. L’Unione Europea a novembre varerà la revisione della Politica di Vicinato, che sancirà le linee guida della sua azione futura. La bozza presentata prevede solo libero scambio, multinazionali, privatizzazioni e chiusura delle frontiere contro i migranti.

Qui a Tunisi si lavora per costruire una coalizione ombrello, capace di raccogliere reti e piattaforme sui diversi aspetti della questione in una campagna unitaria. Alcuni dei leader della società civile tunisina saranno a Roma a metà aprile, per incontrare istituzioni e società civile. Noi diciamo che per combattere l’imbarbarimento ci vuole un New Deal nel Mediterraneo, che distribuisca ricchezze e produca dignità. Così ci salviamo insieme – Maghreb, Mashrek e noi europei.  E intanto, il Primo Maggio, rispondendo all’impegno della Confederazione Europea dei Sindacati, andremo in tanti a celebrarlo in Grecia. Si combatte per la democrazia e i diritti, sulle due sponde dello stesso mare.

Arcireport numero 11, 19 marzo 2015

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.