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07/04/2015 10:27
di Paoli

Il prossimo FSM del 2016 in Canada. E prima un incontro globale ad Atene

Di Raffaella Bolini, Relazioni Internazionali Arci.

Domenica c’era il sole, al Bardo. Intorno al museo, con le bandiere della Tunisia, i canti ed i sorrisi, una marea di persone, orgogliosi di essere rimasti in piedi. Noi internazionali abbiamo preso più applausi che in tutta la vita, e li abbiamo anche restituiti: loro ci ringraziavano per esserci, e noi li ringraziavamo perché resistono, difendendo anche tutti noi.Dentro al Museo, dove erano invitate anche delegazioni sindacali e associative, i capi di stato e i ministri, gli ambasciatori e i parlamentari. E molta società civile tunisina – che lì conta parecchio

.Quando qualcuno ha intonato l’inno nazionale, e il canto di bocca in bocca si è fatto strada arrivando anche alle prime file dei grandi leader, il corteo dei vip è diventato uguale alle manifestazioni che in questi anni abbiamo fatto in Tunisia. Poi, dopo che la lapide con tutti i nomi delle vittime è stata scoperta, sono comparsi i cartelli –  ognuno con la bandiera di un paese e il nome di una vittima dell’attentato. Io sono Giuseppina. Yo soy Dolores. Je suis Nadine. Siamo tutti Bardo. Ho chiesto al ragazzo che li distribuiva se poteva darmene uno italiano. Lui mi ha risposto: stai sbagliando, qui dentro non esistono nazioni, siamo una sola umanità.Il Consiglio Internazionale del Forum, che come sempre dopo la chiusura dell’evento si riunisce due giorni per valutare l’iniziativa e programmare i prossimi passi, è cominciato dopo la manifestazione.Le persone registrate e paganti al FSM 2015 sono state all’incirca cinquantamila. Un po’ meno del previsto, ma il meteo è stato inclemente, due giorni di diluvio e tre di tempesta, e qualcosa della partecipazione locale si è persa.

Gli organizzatori raccontano che cosa ha voluto dire trovarsi, a pochi giorni dall’apertura del Forum, in un paese sotto attacco. Dicono dei camion con tutte le attrezzature – per la traduzione, per la costruzione degli stand – a cui le forze dell’ordine hanno impedito, per ragioni di sicurezza, di entrare nel campus universitario. Loro si scusano per gli inconvenienti. A noi fa capire che miracolo è stato andare avanti lo stesso.Delegazioni sono arrivate da centododici paesi di tutti i continenti, incluso lo Yemen e l’Oman e la Cina. Trentasette associazioni dall’Iraq. Tutti i paesi del Maghreb e Mashrek presenti in forze.

In una regione massacrata dalla guerra, dai conflitti e dal terrore gli unici incidenti contro la convivenza pacifica nel Forum sono stati causati da una enorme delegazione algerina, pagata e inviata dal governo.Milleduecento persone, associazioni di regime che hanno cercato di distruggere il dialogo fra società civile marocchina e saharawi – preparato con molta cura con il pieno coinvolgimento di Tindouf.È stato un peccato. Al tempo stesso, però, è un segno dell’importanza del Forum nella regione – altrimenti perché un regime dovrebbe spendere così tanto denaro ed energie a cercare di rovinarlo?

Il Forum, dopo due edizioni nel cuore del Mediterraneo, lascia la regione. Il prossimo evento globale si terrà ad agosto nel 2016 a Montreal, in Quebec nel Canada. Sarà un Forum particolare, voluto da un gruppo di giovanissimi attivisti delle forti lotte studentesche del Quebec, collegati ai movimenti nuovi dagli Indignados ad Occupy. Il Forum di Montreal mira a produrre l’incontro fra gli attori sociali della prima generazione altermondialista e quelli più recenti, e sarà sicuramente un momento importante per i movimenti del continente americano.

A noi, diciamo la verità, però piange il cuore – avere il Forum al centro del nostro Mediterraneo ci è servito tanto, a consolidare relazioni, a scoprire nuovi interlocutori, a imparare e socializzare sapere e conoscenza, oltre che iniziativa.Ma il Forum non è solo un evento, è sempre stato un processo permanente, e molto di quello che si è seminato rimarrà dalle nostre parti.Con un anno intero di lavoro preparatorio nel 2016 ad Atene si terrà un grande incontro globale sul tema «Cosa serve ai movimenti e agli attori sociali per essere più efficaci?». Tutti, in tutto il mondo, vogliono discutere con i greci.

Ci sono molti interrogativi da mettere a fuoco. La nuova relazione da inventare fra sociale, politica e rappresentanza, dopo l’assassinio della politica da parte del neoliberismo. Come smetterla di parlare a nome delle vittime del liberismo e come ridare a loro il potere di scendere in campo. Come riuscire a tenere unita la lotta contro i grandi poteri globali mentre ognuno è schiantato sulle priorità nazionali e persino locali. Come combattere le alternative oscurantiste e reazionarie, che in ogni parte nel mondo si diffondono. Come si fa a vincere, almeno un po’, per evitare che la partecipazione senza sbocchi produca frustrazione.Il Forum è uno strumento al servizio degli attori sociali. Non è il loro comitato centrale. I suoi pregi e suoi limiti sono lo specchio di quello che siamo, ciascuno di noi e tutti insieme. Provare insieme a non accontentarsi, affrontare la sfida di essere all’altezza di questi tempi sarà l’impegno che, dopo quindici anni di vita, il FSM proverà ancora a produrre.

http://fsm2015.org

ArciReport, 3 aprile 2015

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.