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ArciReport Progetti Sociale

07/04/2015 10:55
di Paoli

La pizzeria Wall Street torna alla collettività con il progetto ‘Saperi e Sapori della Legalità’

Di Claudia Carotenuto, Arci Lecco.

Dopo quasi vent’anni dalla confisca definitiva della pizzeria Wall Street di Lecco alla famiglia ‘ndranghetista Coco Trovato, il bene potrà tornare alla collettività, mettendo in pratica quanto scritto nella legge 109 del 1996 sull’uso sociale dei beni confiscati.Questo importante risultato è giunto a compimento con la presentazione, al bando emanato dal Comune, del  progetto presentato dalla società cooperativa Fabbrica di Olinda, l’associazione L’Altra Via e il comitato provinciale Arci di Lecco. A questi si aggiunge una fitta e solidale rete di enti, sindacati, associazioni del territorio che hanno deciso di aderire e di appoggiare il progetto.

Il titolo, Saperi e sapori della legalità, racchiude gli obiettivi e le finalità di quanto si vuole proporre all’interno di questo spazio. Rendere un luogo, simbolo fino ad ora di oppressione e violenza mafiose ma anche di abbandono e trascuratezza, uno spazio di lavoro, di socialità e di cultura.Di lavoro, perché rappresenta uno strumento per dare dignità alle persone provando a creare un’economia pulita e sostenibile. É previsto infatti che verranno utilizzati i prodotti provenienti dalle cooperative che lavorano terreni confiscati e aventi il marchio LiberaTerra, che si sceglieranno materie prime a km 0 e produttori locali. Di socialità, perché avremo raggiunto il nostro obiettivo quando Wall Street diventerà un luogo di ritrovo per la città e non solo per coloro che sono già sensibili a questi temi. Uno spazio bello e accogliente che anche attraverso la sua bellezza esprimerà un netto contrasto rispetto alle attività illegali che vi si svolgevano prima. Di cultura, perché la pizzeria non sarà solo un ristorante ma anche e soprattutto un luogo dove promuovere cultura antimafie in tutti i suoi aspetti coinvolgendo i soggetti della rete e non solo. Le scuole per esempio saranno sicuramente coinvolte, all’interno dei percorsi di educazione alla legalità democratica che già vengono realizzati.

Nei prossimi mesi vorremmo già aprire le porte di Wall Street alla cittadinanza e una delle prime occasioni sarà il campo antimafia che svolgeremo a Lecco dal 24 luglio al 2 agosto. I volontari, provenienti da tutta Italia, avranno la possibilità di approfondire la storia delle mafie in Lombardia e in particolare nella provincia di Lecco contribuendo anche ai lavori di rimessa in funzione della struttura.

www.arcilecco.it

ArciReport, 2 aprile 2015

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.