8x1000 alla Chiesa Valdese
"Giornalismo in carcere"
progetto sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese
Tesseramento
Provinia di LivornoComune di LivornoComune di CollesalvettiForum DrogheMovimento dei Consumatori

ArciReport Politica estera Progetti Sociale

07/04/2015 10:40
di Paoli

L’Arci nella delegazione italiana che visiterà i Campi sahrawi

Di Franco Uda, coordinatore Pace, Solidarietà Internazionale e Cooperazione.

Sono monetizzabili i diritti umani? Quanto valgono le politiche di solidarietà? C’è una merce di scambio con i valori di libertà, giustizia, democrazia? Domande pesanti, alle quali non si può soprassedere, che sono di straordinaria attualità in una congiuntura internazionale di crisi economica, di scontro di culture e civiltà, di flussi migratori. In un mondo che sembra aver smarrito la stella polare dei principi fondanti della convivenza tra esseri umani emergono sempre più spesso tentazioni egoistiche o che privilegiano l’approccio economicista. Gli stati-nazione balbettano nel ridefinire una propria identità e un ruolo che non sia la stanca riproposizione ottocentesca delle proprie prerogative, gli antichi paradigmi di un tempo che fu. Le tappe che, dalla fine della prima Guerra mondiale, hanno ridisegnato la geografia politica e delle relazioni internazionali, attraverso il Trattato di Versailles, gli accordi di Parigi, passando per la nascita dell’Onu, il consolidamento dell’Ue, la caduta del Muro di Berlino, esigono un diverso approccio delle interrelazioni tra popoli e culture da parte dei governi. I Paesi funestati dalla crisi globale stentano a essere adeguati rispetto alle pressanti sollecitazioni sociali interne – che reclamano più diritti, più democrazia, più partecipazione –  trovando nella difesa conservativa del proprio cortile la risposta più comoda e egoista ai nuovi scenari. Le sirene che teorizzano l’Europa come fortezza, la guerra come strumento diplomatico, il neocolonialismo come modalità di rapporto con i Paesi del sud del mondo, hanno facile gioco in presenza di un pensiero debole che non riesce a volare alto e a stabilire sinapsi tra elementi apparentemente distanti tra loro. Con la stessa superficialità passa l’idea che la solidarietà e la cooperazione internazionale siano un lusso che non possiamo più permetterci, stretti tra l’inadeguatezza dei sistemi di welfare nazionali e la corsa forsennata all’accaparramento di nuovi mercati. Appare quindi rivoluzionario rilanciare l’idea di una nuova stagione di diplomazia dal basso, di sostegno politico e umanitario come pratica concreta di solidarietà internazionale, di scambio culturale scevro da ogni tentazione neocolonialista. Per tutto ciò l’Arci ha aderito e parteciperà al volo speciale che porterà una delegazione italiana nei campi dei rifugiati sahrawi in Algeria e nella Repubblica Araba Sahrawi Democratica (Rasd) liberata, dal 4 al 11 aprile. Non un semplice viaggio, ma una manifestazione di solidarietà nei confronti di un popolo in esilio, in una delle zone più aride e inospitali della terra, l’unica esperienza in Africa di campi profughi gestiti dai profughi stessi, durante la quale sono state sperimentate forme di auto organizzazione, democrazia, di governo in esilio. Il programma prevede la visita alla scuola delle donne ‘27 febbraio’, ai dispensari, ai musei della guerra e della cultura tradizionale, ai centri di artigianato; incontreremo i responsabili del Fronte Polisario, i dirigenti della Rasd, gli esponenti della società civile; parteciperemo alla manifestazione al muro della vergogna, che divide il territorio del West Sahara e la Rasd.

ArciReport, 3 aprile 2015

commenta

You must be logged in to post a comment.

ultime news

arcilivornoTV

Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.