Il patrimonio culturale appartiene a tutti. Servono azioni volte a tutelarlo

Di Gianluca Mengozzi, Presidente Arci Toscana.

Quando il 12 marzo 2001 a Bamiyan si dissipò la nuvola di polvere ocra prodotta dalle cannonate talebane e le enormi nicchie, che avevano custodito per quasi duemila anni le gigantesche raffigurazioni di Buddha scolpite dagli artisti Lokottaravadin, apparvero desolatamente vuote, la comunità internazionale si accorse che qualcosa di nuovo e terribile era definitivamente successo. L’arte prima delle guerre degli anni ’90 in ex Yugoslavia non era mai stata oggetto di una determinata volontà di distruzione.

Certo, la storia era stata piena delle razzie dello ius predae napoleonico, nazista, o di quello italiano che aveva sottratto gli obelischi nelle colonie. Ma si trattava di altro, di qualcosa che non era mirato alla distruzione delle opere ma alla loro vendita per lucro o al loro violento e primitivo appropriarsene. La sistematica demolizione dei minareti e dei campanili ad opera dei serbi, croati e musulmani di Bosnia, la distruzione delle antiche chiese ortodosse da parte dei miliziani albanesi dell’UCK, posero questioni che non erano state previste dalla convenzione dell’Aja del 1954 sulla protezione del patrimonio storico in area di guerra, scritta dopo le distruzioni della Seconda Guerra Mondiale. Dagli anni ‘90 l’arte entrava in guerra accanto alla popolazione civile. Si teorizzò la distruzione del patrimonio culturale prima come simbolo dell’appartenenza ad un gruppo etnico e poi, in seguito, come attestazione di idolatria o credenze la cui memoria andava cancellata.

Il 30 marzo scorso l’Arci Toscana in un convegno internazionale organizzato con la Regione nel quadro del programma europeo ENPI T-NET a Firenze ha voluto attualizzare una riflessione su questi temi, anche in seguito alle gravissime notizie che arrivano dalla Siria e dall’Iraq che aggiungono ai massacri della popolazione civile la distruzione del ricchissimo patrimonio storico lasciato dal succedersi di tante civilizzazioni. Il patrimonio culturale è universale, appartiene a tutti. E tutti si sentono offesi nella propria sensibilità, e sgomenti di fronte alle demolizioni dei monumenti antichi operate dalle milizie dell’IS. Ma non si tratta solo delle distruzioni operate da una fanatica e crudele interpretazione dell’Islam, più visibile sui media: i conservatori dei monumenti siriani, iracheni, giordani e libanesi intervenuti al convegno ci hanno riportato le notizie di scavi clandestini e spoliazioni sistematiche dei siti archeologici fatte con la protezione armata delle milizie, senza altro motivo che quello di mettere sul mercato illegale dell’arte bassorilievi, pezzi di mosaico o tavolette cuneiformi. E arricchire gli antiquari criminali che offrono queste opere nelle capitali europee e nordamericane, talvolta trasportate (ed è una denuncia dell’Unesco) anche nelle valigie diplomatiche di funzionari senza scrupoli. Il rappresentante dell’Ufficio Unesco dell’Iraq ha affermato nella sua relazione che è ora di sottoporre ad una profonda revisione la nozione tradizionale di ‘patrimonio dell’Umanità’: non va protetta solo l’eccellenza, i grandi musei o i monumenti, perché da una lato se ne fanno dei simboli la cui distruzione dà ai criminali il risalto mediatico cercato, e da un altro, concentrando l’attenzione solo sui grandi siti, diminuisce il controllo del patrimonio solo in apparenza minore diffuso sul territorio. Nel convegno si è affermato che è l’ora di mettere definitivamente in crisi i principi usciti dal secondo conflitto mondiale e dare finalmente voce a chi per difendere il patrimonio storico dalle nuove barbarie rischia ogni giorno la vita, mettendo al centro dell’azione le sapienze accumulate in anni di sacrifici da persone che in prima linea difendono l’arte, e con essa il diritto dei popoli e delle future generazioni alla storia e alla cultura.

Gli ospiti esteri al convegno fiorentino ci hanno chiesto che l’Arci si faccia promotrice di una azione congiunta delle associazioni culturali italiane presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale perché siano stanziati fondi per azioni di aiuto volte alla tutela del patrimonio storico in aree di conflitto e di crisi socioeconomica. Crediamo sia necessario procedere subito.

ArciReport, 10 aprile 2015

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