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Appuntamenti Cultura

“Il Pifferaio magico” 24 Aprile 2015 ore 21 Teatro Goldoni di Livorno

Il Pifferaio magico.

Liberamente tratto da “Topo dopo Topo” di Bruno Tognolini

Regia di Francesca Ricci

Un progetto promosso da Coordinamento Femminile ANPI-ANPPIA e ARCI Solidarietà Livorno
con il contributo della Regione Toscana – Progetto “Teatro in carcere” e del Comune di Livorno
in collaborazione con la Direzione della Casa Circondariale di Livorno. Con la compagnia dei detenuti della Casa Circondariale di Livorno: Ivo Casalini, Youssef Fathi, Mirko Fantozzi, Fethi Megri, Bilel Ouni, Daniel Tedesco, Daniele Testagrossa, con la partecipazione di Alessio Traversi e la collaborazione di Antonella Marcianò con la partecipazione delle scuole di danza: Arabesque, Atelier delle Arti, ArteDanza, Ex-it Danza T, Laboratorio di Danza e Movimento.

Organizzazione interna: Lucio Coronelli

Organizzazione generale: Michela Capecchi, Francesca Ricci

Supporto tecnico: Eleonora Luciotto, Federico Paoli

C’è una città come tante. Ricca, avida, opulenta, consumista.

C’è una città come tante. Mal governata.

C’è una città invasa da topi. Topi che non si nascondono, ma escono allo scoperto per mangiarsi tutto.

Il governo non può più far finta di niente e promette “una bella poltrona” nel palazzo granducale a chiunque riesca a liberare la città dalla piaga dei topi.

A farsi avanti un pifferaio incantatore che con il suono della sua musica riesce nell’intento.

C’è un governo come tanti che non mantiene le promesse e vuol lasciare il pifferaio senza la poltrona promessa. Da qui in poi il pifferaio cambia musica ed il suo unico obiettivo sarà levare la speranza a questa “città come ce ne sono tante”, minacciandone la sua parte migliore: i giovani. Sarà proprio uno di questi ragazzi, voce narrante di questa filastrocca gigante, a risolvere lo scontro tra il governo della città ed il poeta incantatore, in nome della musica, della poesia e dell’arte, linfa vitale per la costruzione di una città come non ce sono tante “da qualche parte aldilà delle montagne”.

I giochi di parole, le filastrocche, il linguaggio rap sono lo scenario attraverso il quale si vuole raccontare le nostre città sempre più chiuse “in gabbia” e governate dalla paura tanto da non permettere all’arte, alla musica ed in generale alla cultura di crescere ed educare i propri figli , perchè non siano ostaggio di governanti e pifferai senza scrupoli.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.