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ArciReport Politica estera

13/04/2015 12:10
di Paoli

La Rete Euromed per il rafforzamento della società civile tunisina

Di Raffaella Bolini, Relazioni Internazionali Arci.

Arrivano lunedì prossimo portando con sé quattro pagine di raccomandazioni. Sono richieste puntuali, rivolte al Parlamento e al Governo Italiano. Avranno modo di presentarle direttamente, in una fitta agenda di incontri istituzionali. Sono le stesse rivendicazioni che stanno
nelle nostre piattaforme per un Mediterraneo della dignità. Non a caso, con loro lavoriamo da anni, li abbiamo incontrati da poco a Tunisi nel FSM del quale sono stati i principali organizzatori. Sono Messaoud Romdhani, vicepresidente del Forum Tunisino dei Diritti
Economici e Sociali e Sadok Ben HadjHassine, autorevole rappresentante dell’Unione Generale Tunisina del Lavoro, la UGTT.
Con loro saranno Lilia Rebai, coordinatrice del programma Tunisia della Rete Euromediterranea dei Diritti Umani e Rami Salhi, che per la Rete Euromed dirige l’ufficio regionale Maghreb. L’Arci aderisce alla Rete, siede nel suo comitato esecutivo e partecipa ad alcuni dei suoi gruppi di lavoro. La missione si tiene nell’ambito del progetto di rafforzamento della società civile che la Rete Euromed sta realizzando in Tunisia. Il progetto ha permesso di consolidare reti che coinvolgono tutti gli attori democratici su quattro aree tematiche: la giustizia transizionale, l’uguaglianza uomo-donna, i migranti e i diritti economici e sociali. La missione in Italia si concentra sui
migranti e sull’accordo di libero scambio completo e approfondito (ALECA) che l’Unione Europea sta cercando di imporre alla Tunisia.
Accompagnati da Arci, Arcs e dalla Cgil avranno incontri con la Commissione Esteri della Camera, in una sessione aperta alla partecipazione di tutti i parlamentari e degli intergruppi interessati. Vedranno diversi responsabili del Ministero degli Interni. Avranno un incontro ad alto livello con il Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale. Stiamo aspettando le conferme dalla Presidenza del Consiglio e dalla Commissione Diritti Umani del Senato. La risposta delle istituzioni, a differenza di altre volte, è stata sempre rapida e
positiva. Dopo l’attentato al Bardo, la Tunisia è tornata in auge e cercheremo di fare in modo che l’interesse non si spenga. La Tunisia è un piccolo paese, ma la sua capacità di difendere la transizione democratica mentre è circondato da crisi, conflitti e oscurantismi ne fanno
un luogo importante da difendere, da sostenere, da proteggere.
Il governo italiano ha, nei giorni dopol’attentato, cancellato una parte del debito tunisino. Ed è stato un buon segnale. Ma bisogna evitare che con una mano si dia e con l’altra si tolga mille e mille volte tanto, come accadrebbe se con l’ALECA la Tunisia diventasse ancora di più terreno di scorribande senza freno per i predoni del libero mercato. E, come ci hanno detto a Tunisi mentre preparavamo la delegazione nei giorni del FSM, non c’è Mediterraneo della dignità se le merci attraversano liberamente il mare e le persone, invece, ci muoiono dentro affogate e fatte scomparire dalle frontiere dell’Europa fortezza.
Mercoledì 15 aprile alle 17.30 in un incontro pubblico aperto a tutti gli interessati, avremo modo di discutere insieme come continuare a fare «non un passo indietro», e magari qualche passo avanti per una vera alternativa mediterranea, necessaria come il pane a tutti noi.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.