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ArciReport Politica locale

13/04/2015 09:56
di Paoli

Progetti, sogni e speranze nonostane tutto : L’Aquila sei anni dopo

Di Ciro Cannavacciuolo, Arci L’Aquila e circolo Arci Querencia.

La sera, con il buio, appare tutto più chiaro. Perché, se si osservano di sera le finestre delle case appena ristrutturate,  è davvero impressionante notare quante poche luci sono accese. È da un po’ che mi chiedo: «Ma dove sono le persone che abitavano qui?». La periferia, perché, sia chiaro è di questa che parliamo, lentamente riprende forma, uguale nel bene e nel male a quella di prima, e percorrendola c’è da chiedersi se non fosse stato il caso di ‘approfittare’, come tanti urbanisti avevano auspicato, del terremoto per riqualificarla con infrastrutture e servizi. Ma non è stato e non sarà così. Basta pensare al destino dei  manufatti del progetto C.A.S.E., oggi fatiscenti e domani allora? Cosa potranno mai essere, chi li potrà mai abitare? E il centro? Il centro è ancora tutto ingabbiato. Prigioniero come in un incantesimo. Lentamente, inspiegabilmente a macchia di leopardo, avanzano i lavori dei cantieri, ma contrariamente a quello che si era sempre dichiarato, e cioè che sarebbe stato indispensabile organizzarsi per zone, a partire dall’asse centrale della città, resta un mistero questa scelta partorita tra solite burocrazie e clientelismi.

Il sindaco, forse perché più provato di tutti i suoi cittadini da questa  lunga e logorante attesa, sembra in stato confusionale ed alterna dichiarazioni dai contenuti e sentimenti opposti. Nei giorni pari straborda ottimismo, dichiarando che i soldi ci sono e non aspetta altro che migliaia di ‘braccia’ per restituire entro due anni  agli aquilani  uno dei «più bei centri storici del mondo», ma ahimè nei giorni dispari l’umore cambia, e così i soldi scompaiono insieme ai sogni. Intanto la magistratura continua incessante il proprio lavoro. Si susseguono arresti e rinvii al giudizio, non solo di imprenditori impegnati nella ricostruzione sospettati di collusioni mafiose, ma anche di poliziotti e addirittura del comandante della stazione carabinieri.

Questa città, temo, non sarà mai più la stessa, qui si vive male e in un luogo dove le persone sono tristi vince l’infelicità e la depressione. Ma non posso  negare che, nonostante tutto questo triste quadro, qualche luce c’è e si fa largo in quel mondo sommerso, quello delle persone libere, vittime sì, ma libere da apparati. Mi riferisco a quel mondo dove siamo abituati a muoverci, il più delle volte nonostante tutto, liberando energie indomabili e come sempre nonostante tutto, a realizzare progetti, sogni e speranze. Questo mondo è il nostro mondo. Quel mondo dove l’Arci è in prima fila, ma di ciò che l’Arci sta realizzando qui vi invito a leggere l’articolo di approfondimento in pagina.

ArciReport, 10 aprile 2015

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.