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ArciReport Politica estera

13/04/2015 11:29
di Paoli

Tregua immediata al campo profughi di Yarmouk per attivare corridoi umanitari

L’appello dell’Arci.

L’Arci segue con sgomento l’insopportabile aggravarsi della situazione umanitaria nel grande campo profughi di Yarmouk, alla periferia sud di Damasco, nuovo episodio di una guerra che dura da quattro anni e di cui è vittima la popolazione civile, milioni di persone assediate e coinvolte nei combattimenti in Siria e milioni di profughi in cerca di scampo. Yarmouk, che rappresentava un esempio della possibilità di rendere umano un campo profughi, un luogo di attività culturali e centro di elaborazione politica per l’intero Medio Oriente, dopo giorni di intensi combattimenti che seguono una situazione di assedio di fatto cominciata nel dicembre 2012, è ormai un enorme cumulo di macerie. Delle oltre centomila persone che popolavano Yarmouk ne rimango no solo 18mila, intrappolate nel perimetro stradale che circonda l’area e impossibilitate alla fuga. La profonda penetrazione delle milizie integraliste nel campo (di cui ne
è stato occupato il 90% lo scorso 4 aprile) è dovuta al coalizzarsi di Jaish al Islamcon, il Free Syrian Army con l’IS e all’appoggio logistico assicurato da Al Nusra (che pure si dichiara neutrale). La fortissima resistenza palestinese del Fronte Popolare, di Fatahal Intifada e del Palestine Liberation Army, con l’appoggio dell’esercito siriano, ha permesso ai palestinesi di recuperare negli ultimi giorni il controllo del 40% del campo e di evacuare circa 2000 persone. Nelle ultime ore si registra una diminuzione dei combattimenti, ma proseguono assassinii sommari e l’attività dei cecchini. Non sono confermate le notizie di una tregua trattata da Nusra. In tutto ciò la
situazione della popolazione civile è gravissima. Mancano cibo, acqua e forniture mediche ed igieniche. I centri sanitari sono distrutti e non è possibile evacuare i feriti. Gli operatori sociali e sanitari delle Ong siriane e palestinesi attive nel campo sono stati oggetto di aggressione ed assassinio e molti di loro sono dispersi. Le associazioni umanitarie attive nel campo denunciano che 3500 bambini
sono a rischio della vita e chiedono che venga proclamata immediatamente una tregua umanitaria che permetta la loroevacuazione e quella dei feriti.
L’Arci si unisce alla voce della società civile siriana e a quella delle associazioni palestinesi e chiede al Governo Italiano ed alla comunità internazionale di fare la massima pressione sugli aggressori perché si dichiari immediatamente una tregua che permetta l’apertura di corridoi umanitari per far arrivare nel campo acqua, cibo e medicinali e che soprattutto consenta l’evacuazione dei minori, dei feriti e dei civili. L’Arci chiede inoltre che la comunità internazionale proceda immediatamente a concedere uno status speciale alla popolazione ci vile palestinese da decenni profuga in Siria rimuovendo i limiti per i quali non può varcare i confini in cerca di salvezza.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.