Troppe le domande ancora senza risposta. Verità e giustizia non sono state fatte

Di Walter Massa, Presidente Arci Liguria.

Credo non ci siano dubbi sul fatto che viviamo in un paese in cui la verità, quando riguarda lo Stato e/o suoi pezzi, é sempre
nascosta da cortine fumogene, depistaggi etc e quando, a volte, emerge é ormai svuotata di senso pratico perché vanificata dalla prescrizione. Da Piazza Fontana ad Ustica, di cui si parla in questi giorni, dal G8 ad Incalza. È facile, quindi, partire da un argomento – la sentenza della Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo che condanna l’Italia per tortura nei confronti dei manifestanti vittime del massacro della Diaz – per poi trovarsi ad allargare il discorso.
Ma restiamo sulla sentenza della Corte di Strasburgo. La tortura in questo paese – é ormai un fatto accertato – viene praticata da decenni con il beneplacito dello Stato. Emblematica, in proposito, la vicenda della liberazione del generale Usa Dozier grazie alle torture praticate da una squadretta specializzata mandata dal ministero.
Sembra però che per la classe politica che ci governa i tempi non siano ancora maturi per introdurre nel codice penale il reato di tortura. Eppure il tempo ‘di maturazione’ non é mancato visto che solo nel 2012 l’Italia ha firmato l’apposita Convenzione adottata dall’Assemblea Generale dell’Onu nel 1984 ed entrata in vigore nel giugno 1987. Un altro aspetto da non trascurare è legato
ad una recente iniziativa del legale del Sap – ‘casualmente’ in seguito alla sentenza della Corte dei conti che impone ai quattro agenti i risarcimento di 560mila euro allo Stato – a favore dei 4 agenti che uccisero Federico Aldrovandi.
In sostanza il legale fa riferimento alle tecniche di addestramento citando manuali ufficiali, non mostrati durante la conferenza stampa, tra cui il «manua le del 1994 sussidio D» e concludendo quindi che la responsabilità é del ministero dell’interno e non degli agenti che
avrebbero diligentemente applicato gli insegnamenti ricevuti. Ovviamente non ci interessa discutere di questo ‘coniglio dal cappello’, estratto, peraltro tardivamente ed in epoca alquanto sospetta, dai legali dei quattro poliziotti condannati per l’uccisione di ‘Aldro’.
Dobbiamo però domandarci: c’é qualcuno che esercita un controllo sull’addestramento delle forze dell’ordine? E in tal caso, come lo esercita e a chi riferisce?
Ci sono poi domande, rimaste senza risposta, che restano d’attualità. Perché non si é voluto varare una commissione parlamentare d’inchiesta sul G8? E com’é possibile che l’Arma dei Carabinieri, che pure scatenò i disordini di piazza aggredendo a freddo il corteo quando ancora era distante dalla zona rossa, non abbia mai figurato nelle inchieste? E come mai non si é voluto fare un processo
per accertare cause ed eventuali responsabilità per la morte di Carlo Giuliani? In conclusione, un’ultima annotazione. Il presidente del partito di governo definisce una vergogna la nomina di De Gennaro a presidente di Finmeccanica, voluta da un presidente del consiglio del suo partito e ratificata dal successore di quest’ultimo, dello stesso partito. Legittimo dissenso,
certo. Forse dovrebbe domandarsi come mai si permette ai ‘servitori dello Stato’ di diventare tanto potente da essere ‘intoccabili’.
De Gennaro non é certo il solo, Incalza docet. E se questo accade il dubbio è che in fondo faccia comodo.

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