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ArciReport Politica nazionale

13/04/2015 12:23
di Paoli

Troppe le domande ancora senza risposta. Verità e giustizia non sono state fatte

Di Walter Massa, Presidente Arci Liguria.

Credo non ci siano dubbi sul fatto che viviamo in un paese in cui la verità, quando riguarda lo Stato e/o suoi pezzi, é sempre
nascosta da cortine fumogene, depistaggi etc e quando, a volte, emerge é ormai svuotata di senso pratico perché vanificata dalla prescrizione. Da Piazza Fontana ad Ustica, di cui si parla in questi giorni, dal G8 ad Incalza. È facile, quindi, partire da un argomento – la sentenza della Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo che condanna l’Italia per tortura nei confronti dei manifestanti vittime del massacro della Diaz – per poi trovarsi ad allargare il discorso.
Ma restiamo sulla sentenza della Corte di Strasburgo. La tortura in questo paese – é ormai un fatto accertato – viene praticata da decenni con il beneplacito dello Stato. Emblematica, in proposito, la vicenda della liberazione del generale Usa Dozier grazie alle torture praticate da una squadretta specializzata mandata dal ministero.
Sembra però che per la classe politica che ci governa i tempi non siano ancora maturi per introdurre nel codice penale il reato di tortura. Eppure il tempo ‘di maturazione’ non é mancato visto che solo nel 2012 l’Italia ha firmato l’apposita Convenzione adottata dall’Assemblea Generale dell’Onu nel 1984 ed entrata in vigore nel giugno 1987. Un altro aspetto da non trascurare è legato
ad una recente iniziativa del legale del Sap – ‘casualmente’ in seguito alla sentenza della Corte dei conti che impone ai quattro agenti i risarcimento di 560mila euro allo Stato – a favore dei 4 agenti che uccisero Federico Aldrovandi.
In sostanza il legale fa riferimento alle tecniche di addestramento citando manuali ufficiali, non mostrati durante la conferenza stampa, tra cui il «manua le del 1994 sussidio D» e concludendo quindi che la responsabilità é del ministero dell’interno e non degli agenti che
avrebbero diligentemente applicato gli insegnamenti ricevuti. Ovviamente non ci interessa discutere di questo ‘coniglio dal cappello’, estratto, peraltro tardivamente ed in epoca alquanto sospetta, dai legali dei quattro poliziotti condannati per l’uccisione di ‘Aldro’.
Dobbiamo però domandarci: c’é qualcuno che esercita un controllo sull’addestramento delle forze dell’ordine? E in tal caso, come lo esercita e a chi riferisce?
Ci sono poi domande, rimaste senza risposta, che restano d’attualità. Perché non si é voluto varare una commissione parlamentare d’inchiesta sul G8? E com’é possibile che l’Arma dei Carabinieri, che pure scatenò i disordini di piazza aggredendo a freddo il corteo quando ancora era distante dalla zona rossa, non abbia mai figurato nelle inchieste? E come mai non si é voluto fare un processo
per accertare cause ed eventuali responsabilità per la morte di Carlo Giuliani? In conclusione, un’ultima annotazione. Il presidente del partito di governo definisce una vergogna la nomina di De Gennaro a presidente di Finmeccanica, voluta da un presidente del consiglio del suo partito e ratificata dal successore di quest’ultimo, dello stesso partito. Legittimo dissenso,
certo. Forse dovrebbe domandarsi come mai si permette ai ‘servitori dello Stato’ di diventare tanto potente da essere ‘intoccabili’.
De Gennaro non é certo il solo, Incalza docet. E se questo accade il dubbio è che in fondo faccia comodo.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.