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ArciReport Sociale

13/04/2015 10:18
di Paoli

Una legge per la tutela dei rom e sinti

Di Claudio Graziano, Arci Roma.

L’8 aprile si celebra in tutto il mondo la Giornata internazionale dei rom e dei sinti, istituita in ricordo dell’8 aprile del 1971, quando a Londra si riunì il primo Congresso internazionale del popolo rom e si costituì la Romani Union, la prima associazione mondiale dei rom riconosciuta dall’ONU.

In occasione della Giornata internazionale delle popolazioni rom, l’Arci, insieme ad altre decine di associazioni di rom e sinti, lancia la campagna Se mi riconosci mi rispetti, una raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare intitolata ‘Norme per la tutela e le pari opportunità della minoranza storico-linguistica dei rom e dei sinti’. Abbiamo voluto far coincidere il lancio della raccolta di firme con la Giornata internazionale, per dare senso e ampiezza alla nostra iniziativa. Per cogliere l’occasione di una giornata che parla il romanes, la lingua di una popolazione che e la più grande minoranza europea, la più discriminata, ma anche la più pacifica. Culturalmente ricca di contaminazioni e stratificazioni accumulate in secoli di cammino attraverso il mondo, con una cultura straordinariamente feconda ad esempio nella musica e nella danza. La legge che proponiamo vuole dare dignità e riconoscimento ad un popolo che viene segregato e discriminato da istituzioni e razzismi emergenti. Per noi dell’Arci sarà un’occasione per portare nei territori un racconto diverso di questo popolo, perchè è di un popolo che stiamo parlando. Raccoglieremo le firme ma non solo: parleremo delle chiusura dei campi; delle tante esperienze positive di inserimento scolastico e lavorativo; di come la politica utilizzi le condizioni di emarginazione nelle quali molti di loro sono costretti a vivere, per un mercato di odio e intolleranza funzionale ad un facile consenso elettorale. Cercheremo di contrastare gli stereotipi dei quali sono vittime attraverso la valorizzazione della cultura della quale sono portatori.

Il 16 e 17 aprile a Messina ci sarà un primo momento pubblico di carattere nazionale nel quale con un gruppo di giovani rom, con i rappresentanti delle loro associazioni e le istituzioni, con le parole e la narrazione positiva, con la denuncia, e insieme alla loro musica, l’Arci farà il suo mestiere di tessitura e promozione sociale.

I numeri

180mila in Italia

Rom e Sinti che vivono in Italia: metà hanno la cittadinanza italiana. L’aspettativa di vita è di 10 anni in meno del resto della popolazione.

40mila nei campi

Quattro su 5 vivono in regolari abitazioni, studiano e lavorano come tutti. Nei campi delle nostre città vivono soltanto 40mila tra Rom e Sinti.

230 sgomberi

Gli sgomberi forzati dei campi rom, tra Roma e Milano, sono stati 230 nell’ultimo anno. 20 milioni di euro stanziati per progetti emergenziali.

20% senza istruzione

Ogni 5 bambini che vivono nei campi, uno non inizia nemmeno il percorso scolastico. Alle superiori accede l’1%, quasi nessuno va all’università.

ArciReport, 10 aprile 2015

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arcilivornoTV

Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.