Vecchie e nuove povertà

Di Filippo Miraglia, vicepresidente nazionale Arci.

i dati sulla povertà negli ultimi anni sono sempre più preoccupanti e i fattori che, a partire dalla crisi globale che stiamo ancora attraversando, hanno determinato una dinamica sempre più negativa sono diversi. La riduzione del reddito, l’aumento della disoccupazione, una fragilità sociale crescente in molte categorie sociali (giovani, giovani coppie, anziani soli, minorenni) hanno contribuito a un aumento dell’esclusione e all’acuirsi di vecchie e nuove povertà. Alcuni di questi fattori dipendono dalle scelte sbagliate in materia di lavoro e occupazione. Altre hanno a che fare con la mancanza di strumenti d’intervento sociale che puntino a contenere l’esclusione sociale, riducendola per lo meno dal punto di vista delle conseguenze  concrete più pesanti. C’è poi la solitudine sociale, ossia la mancanza di reti e legami che consentano di affrontare le difficoltà insieme ad altri. Per far fronte ad improvvise situazioni di difficoltà,  c’è bisogno non solo di un intervento pubblico a sostegno del reddito, ma anche di relazioni che aiutino ad uscirne attraverso un percorso di accompagnamento, di recupero e integrazione.

I poveri, i nuovi poveri, i disoccupati, coloro che hanno un reddito instabile devono poter trovare anche nella comunità locale strumenti per ricostruire legami sociali e recuperare la capacità di prendere in mano la propria vita, insieme ad altri. Questo è il ruolo che oggi può svolgere un’organizzazione come l’Arci, con le sue basi sociali, la presenza sul territorio, contribuendo a restituire dignità e protagonismo alle persone. Dare e ottenere aiuto può rappresentare il modo non solo per uscire dall’isolamento, ma anche la via per ritrovare le motivazioni per reagire all’ingiustizia e all’esclusione agendo una vertenza sociale insieme ad altri. La nuova frontiera del mutuo aiuto, della promozione sociale intesa come fattore di emancipazione deve basarsi sulla costruzione di comunità solidali, di per sé già parte della soluzione se si pongono l’obiettivo di produrre un cambiamento.  C’è la necessità di costruire legami e coalizioni che affrontino, a partire dai territori e dall’individuazione di luoghi fisici dove si crea comunità –  come spesso sono i nostri circoli –  processi di emancipazione collettiva che consentano il protagonismo dei soggetti più colpiti dalla crisi. Per questo la nostra associazione è interessata a costruire, insieme ad altri, percorsi che, a partire dal radicamento sociale e dal ruolo delle comunità locali, propongano soluzioni alternative in grado di restituire dignità, proponendosi come forme di partecipazione collettiva.

Nei giorni scorsi siamo entrati a far parte dell’Alleanza contro la povertà, promossa da molte organizzazioni sociali e sindacali  per ottenere il reddito di inclusione sociale (REIS),  uno strumento di lotta alla povertà assoluta che oggi riguarda circa l’8% dei residenti in Italia. L’Italia è l’unico Paese nell’Europa a 15, insieme alla Grecia, a non aver adottato una simile misura. Nei prossimi mesi l’Alleanza contro la povertà si trasformerà nel comitato promotore di una legge di iniziativa popolare che introduca il REIS. Insieme alla  campagna Miseria ladra, promossa da Libera,  ci impegneremo anche per  l’introduzione del reddito di cittadinanza,  altro strumento di lotta alla povertà, soprattutto  alle nuove povertà.

Infine stiamo partecipando alla discussione, lanciata dalla FIOM, per la costruzione di una Coalizione Sociale che metta in rete soggetti che agiscono a livello nazionale e locale,  per contrastare le politiche che in questi anni hanno prodotto povertà, esclusione, disoccupazione, precarietà e fragilità sociale. Se e come starci lo decideremo in base alla discussione, alla quale vogliamo partecipare, su come concretamente si costruirà questa coalizione, quali obiettivi si darà  e in che modo vorrà incrociare le nostre battaglie politico culturali e la nostra presenza sul territorio. Questo è un periodo di difficoltà per tutti, anche per le organizzazioni come la nostra. Ma abbiamo la possibilità che l’Arci, nel suo complesso e insieme ad altri, colga l’opportunità di una nuova stagione di protagonismo sociale proprio sul terreno della lotta alla povertà. Lo dovremo fare con spirito di servizio e con la passione che ci ha caratterizzati in questi anni, cercando di recuperare il tempo perduto e di motivare il nostro gruppo dirigente e la nostra base sociale.

ArciReport numero 13, 10 aprile 2015

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