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ArciReport

20/04/2015 12:03
di Paoli

Anche dal circolo San Niccolò le slot se ne andranno. Pubblichiamo il testo preparato dai soci del San Niccolò e affisso nei locali del circolo

A cura dei Soci del circolo di San Nicolò.

Cerchiamo di mettere ordine alle cose…dobbiamo partire dall’insediamento del nuovo consiglio direttivo avvenuto in gennaio e più precisamente alla riunione del 13 gennaio 2014, durante il quale il consiglio delibera all’unanimità a favore della recessione dai contratti (Lottomatica ed Elettronolo) che regolano le slot-machine, rispettando gli obblighi contrattuali senza incorrere nelle penali previste.
Cioè: la prima decisione presa dal nuovo Consiglio è stata quella di non rinnovare i contratti per le macchinette per poter porre fine a questa triste storia ma nella salvaguardia del circolo stesso, perché una cosa è dover far fronte al mancato introito delle macchinette, altra è aggiungere aquesto anche le penali – altissime – della cessione anticipata. L’Arci, che da tempo cerca di sensibilizzare al problema tutti i circoli, era in quel periodo impegnata nella campagna Mettiamoci in gioco per l’eliminazione del gioco d’azzardo e ci ha proposto
una giornata di informazione-denuncia contro i rischi del gioco d’azzardo alla quale sarebbe stata presente la Presidente Boldrini e don Armando Zappolini. Era il 25 gennaio 2014, dodici giorni dopo la nostra decisione, ed era anche l’occasione per ‘urlare’ il nostro forte impegno per l’eliminazione delle slot-machine dal circolo, cosa in cui abbiamo sempre creduto e che tuttora crediamo.
Abbiamo peccato di ingenuità? Può darsi, ma noi eravamo coscienti che non sarebbe stato possibile chiudere il giorno dopo, tanto che al circolo erano presenti i cartelli in cui si annunciava la decisione del consiglio di non rinnovare i contratti, non i cartelli con scritto «Da
domani niente slot». Certo pensavamo però di poter arrivare ad un accordo per poter accorciare i tempi, questo sì. La cosa certa? Che le slot se ne andranno, così come deliberato con convinzione come nostra prima decisione del consiglio! Quando? Appena sarà possibile!
Quindi nessun caso del San Niccolò, nessuna notizia eclatante, nessuna slot che va e viene, ma se volete aiutarci nell’impegno di porre la parola fine a questa storia siete i benvenuti! Sì, perché di questo c’è bisogno, di qualcuno che aiuti in questa battaglia, lo sapete che
le macchine non si possono spengere? Che non si può ostacolare il gioco? Che i contratti si rinnovano automaticamente se non si dà disdetta mesi prima della scadenza? Avete idea delle penali imposte per la chiusura di questo tipo di contratti da un giorno all’altro? Quindi se di qualcosa c’è bisogno è di meno retorica, meno snobismo e più aiuto concreto! I circoli Arci sono un patrimonio da
tutelare, imparate a sostenerli, a frequentarli e… a consumare! Purtroppo i circoli stanno chiudendo, la gente è meno disposta a fare volontariato, ci piace stare in cattedra e giudicare, belli e puri… ma con poca voglia di fare. Da una parte si chiede al circolo di essere ‘Casa del popolo’ e quindi di usufruire delle stanze per le riunioni senza contributi economici, di non scendere a nessun compromesso, di tenere i prezzi più bassi, di offrire attività di ogni tipo… ma vi siete mai chiesti cosa c’è dietro a questo? Del lavoro di volontariato e dei
costi? Quindi quando dopo la riunione al circolino andate a farvi l’aperitivo nel bar fighetto (dove lì siete disposti a spendere senza porvi domande) ricordatevi che i circoli vivono (o meglio sopravvivono) sul vostro contributo, un contributo di idee, di volontariato ma anche di consumi! E quando vi chiediamo di rinnovare la tessera smettetela di accampare scuse! Come dice la nostra presidente, Francesca Chiavacci, le slot sono solo una piccola parte di questo mondo… anche se sì, la parte brutta!

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.