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ArciReport

20/04/2015 12:52
di Paoli

Spese militari ancora troppo alte: continuando a preparare la guerra non si otterrà mai la pace

Il 13 aprile in tutto il mondo centinaia di associazioni hanno celebrato la Giornata globale di azione contro le spese militari, un evento promosso in particolare dall’International Peace Bureau, organismo vincitore del premio Nobel per la pace nel 1910. In Italia è stata la Rete italiana per il Disarmo a cercare di pubblicizzare il tema diffondendo informazioni sulla spesa militare, per ribadire la necessità
di ridurre lo spreco dei fondi pubblici assegnati ad armi ed eserciti per investire invece in ambiti più importanti e utili per i cittadini. Strumento utile in questo senso sono i video realizzati dalla campagna Taglia le ali alle armi contro l’acquisto da parte del Governo italiano di cacciabombardieri F-35. Una serie di video ironici per sottolineare l’inutilità dei soldi investiti in tali aerei e rendere
visibile la contrarietà degli italiani. In ogni scena uno ‘stratagemma’ comunicativo ha fatto cogliere un utilizzo diverso, ben più importante, dell’ingente quantità dei soldi pubblici ad essi dedicati.
Tradizionalmente la giornata internazionale di azione contro le spese militari viene celebrata nel giorno in cui l’Istituto di ricerca svedese SIPRI diffonde le proprie stime sulla spesa militare mondiale. Si tratta di dati molto importanti soprattutto per definire i trend generali che caratterizzano la spesa per gli eserciti e gli armamenti a livello internazionale. Nel 2014 la spesa militare mondiale si
è attestata su 1776 miliardi di dollari: il massimo storico, corrispondente al 2,3% del PIL mondiale, con una lieve flessione (lo 0,4%) in termini reali rispetto all’anno precedente. Una decrescita generalizzata è avvenuta nel Nord America, nell’Europa Centrale e Occidentale ed anche in America Latina mentre è continuata la crescita della spesa militare dell’Asia e Oceania, nel Medio Oriente, dell’Europa dell’est ed anche della stessa Africa. Gli Stati Uniti continuano ad essere il paese con la più alta spesa militare (610 miliardi di
dollari, quota cresciuta del 45% dopo gli attacchi alle Torri Gemelle) pur avendo sperimentato una riduzione. Dietro agli USA si collocano invece la Cina, la Rus sia, l’Arabia Saudita (+17% in un anno!) e la Francia. Si confermano quindi le dinamiche degli anni scorsi, con una preoccupante crescita dell’investimento militare nelle aree più calde del globo.
Secondo le stime del SIPRI l’Italia ha sperimentato, così come la Germania, la Spagna ed il Regno Unito, una minima flessione della propria spesa militare. Lo si deduce anche dall’analisi dei dati ufficiali per il bilancio del 2015 da cui si ricava una spesa militare complessiva di 23,5 miliardi di euro, dei quali 5,5 sono dedicati all’acquisizione di nuovi sistemi d’arma e quasi 6 in venti anni per comprare nuove navi militari. Secondo queste cifre la spesa militare italiana del 2015 continua ad essere maggiore del livello investito nel 2012. La Rete italiana per il Disarmo e gli organismi che ad essa aderiscono continuano a pensare che una cospicua parte
di questi ingenti investimenti potrebbe essere invece indirizzata verso politiche di welfare, di protezione del territorio, di stimolo alla creazione di nuovi posti di lavoro, di investimenti sulle strutture scolastiche e sanitarie, sulle alternative alla difesa armata a cominciare dal Servizio Civile nazionale. La nostra azione continuerà anche oltre la Giornata mondiale di azione contro le spese militari, in particolare con la diffusione di informazioni ed infografiche.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.