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Sociale

26/06/2015 09:52
di Paoli

XXI Meeting Internazionale Antirazzista

Di Gianluca Mengozzi, presidente Arci Toscana.

Nel solo ultimo mese, su immigrazione, accoglienza, ostilità al diritto di asilo ne abbiamo viste tante. In primo luogo in casa nostra, dove imperversa l’impresa fascioleghista della paura, fatta di odi alle ruspe, blocchi del nord, incitamenti alla ribellione contro i prefetti, e che ha trovato benzina nei fenomeni di corruzione emersi dalle storie di Mafia Capitale. E dove resta assente una visione alternativa alla strumentalizzazione della paura, in grado di andare oltre la misericordia e di presentare finalmente una formula di governo complessiva delle questioni immigrazione e diritto di asilo. In secondo luogo, l’Europa ha dato sfoggio della sua incapacità di essere uno spazio di diritti e di politica, offrendo il peggio di sè: il caso della Francia e di Ventimiglia, i silenzi dei capi di stato membri dell’Ue fino allo sfacciato atteggiamento dell’Ungheria che si spinge senza pudore nell’erezione di un muro su una sua frontiera e per qualche ora minaccia di sospendere Schengen. Ecco. È come se in decenni nulla fosse successo. Nemmeno di fronte alle prove conclamate che il fenomeno dell’immigrazione e le questioni della libertà di movimento, così come la grande questione del diritto di asilo e della protezione umanitaria, sono ormai un punto strutturale dell’ordine/ disordine geopolitico mondiale. In questo contesto mercoledì prossimo si apriranno a Cecina Mare, con ritorno nella storica location della Cecinella, i lavori e le attività della ventunesima edizione del Meeting Internazionale Antirazzista. Abbiamo voluto intitolarla Mare Aperto. Perchè chiudere il Mediterraneo ha prodotto la trasformazione di esso in una immensa tomba. Perchè in Mare Aperto è l’Europa, che insistendo su barriere e silenzi, perde la sua identità come luogo di pace, democrazia e convivenza. Perchè aperto è il sistema di accoglienza che riteniamo alla prova dei fatti essere quello più efficace, umano e civile. E perchè, crediamo, in Mare Aperto sia anche il movimento antirazzista che oggi non riesce a far fronte ad una controffensiva degli istinti discriminatori e a far sentire le proprie ragioni. Fino a domenica 5 luglio, tra gli altri, saranno con noi Erri De Luca, Giorgio Montanini, Wu Ming, Enrico Rossi, il gruppo dell’Atlante delle guerre e dei conflitti nel mondo. Tra giovedì e sabato le tavole rotonde principali per approfondire i temi delle nuove identità, del governo dell’accoglienza oltre l’emergenza, della situazione geopolitica mondiale che genera migrazioni di massa. Ma questa volta abbiamo cercato di rafforzare i momenti formativi. Accanto all’università sul diritto d’asilo (Unida), ci saranno i momenti di confronto sulle esperienze degli sportelli informativi per stranieri e degli Sprar. Non mancheranno gli appuntamenti laboratoriali per i più piccoli. Sarà anche il momento per estendere l’esperienza sugli strumenti della didattica per l’insegnamento dell’italiano L2. E soprattutto questo Meeting vedrà alla luce la prima Summer School sull’antirazzismo, che l’Arci promuove con il patrocinio di Anci e Unar. Crediamo sia un’operazione importante per offrire un contributo sia al consolidamento e allo sviluppo del tessuto antirazzista italiano sia per ritrovare una strategia complessiva di contrasto alle subculture discriminatorie che attraversano l’Italia e il nostro continente. Come ogni anno, l’Arci è l’associazione che tiene viva la discussione sull’antirazzismo in Italia. Più che mai ce n’è bisogno, con rinnovata forza e con ottimismo.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.