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Appuntamenti ArciReport

Dal primo al 3 ottobre a Mantova W il live

Di Federico Amico, coordinatore commissione Buone Pratiche e Diritti Culturali Arci.

Dal 1 al 3 ottobre l’Arci si ritrova ancora una volta a Mantova per far incontrare le tante, straordinarie esperienze che si occupano di musica dal vivo: continuiamo infatti a credere che sia fondamentale per il sistema culturale del nostro Paese investire nella Musica. Senza distinzione di generi. Con la Musica si sta insieme, con la Musica si conoscono altre culture, con la Musica si cresce e si diventa buoni cittadini, con la Musica si esprimono desideri e passioni, con la Musica si può lavorare! Abbiamo bisogno di ripartire e siamo convinti che sostenere il mondo della Musica, quella Live in particolare, contribuirà a migliorare il nostro Paese e a dare un futuro a tanti giovani. È tempo di individuare percorsi e strumenti innovativi per aggiornare e migliorare i tanti progetti per la musica del sistema associativo Arci. Il progetto nazionale Arci Real (rete dei circoli Arci di musica dal vivo) organizzerà a Mantova appuntamenti formativi che riguardano il sostegno alla progettazione di eventi, la gestione dei rapporti con la Siae e altre società di collecting, l’innovazione dei circoli e festival di musica live e il suo quinto Meeting Nazionale per rafforzare le centinaia di circoli e rassegne indipendenti che portano la musica in tutta Italia. Ma come saprete il mondo della musica sta attraversando un periodo di grandi trasformazioni e di grande difficoltà e crisi. Gli stessi circoli e i nostri festival stanno a fatica cercando di riconfigurarsi per rispondere alle nuove domande e allo scenario musicale in profonda trasformazione, non senza difficoltà. Per questo al fine di accompagnare i processi di trasformazione o upgrade delle nostre basi associative abbiamo arricchito gli argomenti di discussione prevedendo di affrontare anche i temi del finanziamento di massa (altrimenti noto come crowdfunding) per la realizzazione di progetti musicali. Così come ci è apparso necessario approfondire quanto sia possibile progettare uno spazio per la musica sostenibile, anche attraverso modalità che apparentemente possono avere poco a che fare con lo spettacolo dal vivo, ma che possono rappresentare una risposta alle necessità evidenti di rendere vivo e vitale lo spazio del circolo a 360°, ben oltre le canoniche serate dedicate al concerto. Senza volerne fare delle parole magiche, co-working o fab lab possono rappresentare implementazioni significative per promuovere nuove modalità di aggregazione e produzione, e quindi contribuire a riprogettare spazi e attività. Se poi abbiamo intitolato la Festa della Musica dell’Arci di questo anno Suonare la città, sia idealmente che materialmente l’appuntamento di W il Live! prosegue e approfondisce questo percorso che deve essere accompagnato da proposte concrete. Così a Mantova continueremo a porre l’accento su almeno cinque ambiti, cinque vertenze che possono avere ricadute importanti sul mondo della musica: 1. Una riforma della Siae e il superamento del monopolio per il settore di raccolta dei proventi del diritto d’autore; 2. fare in modo che i proventi dell’equo compenso per la ‘copia privata’ calcolato su tutti i dispositivi dotati di memorie di dati siano utilizzati almeno per il 50% per il sostegno a progetti di giovani autori; 3. che possano essere previste detrazioni fiscali per la frequenza a corsi di formazione in campo musicale per i minori di 18 anni e per l’acquisto di uno strumento musicale; 4. che si preveda l’inserimento della pratica dello strumento musicale in tutte le scuole di ogni ordine e grado; 5. che siano destinati maggiori investimenti a sostegno della pratica, della promozione e della produzione di ogni genere musicale utilizzando il Fondo Unico per lo Spettacolo (FUS) anche per progetti a rete per il sostegno alla giovane creatività.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.