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Il viaggio della Carovana Antimafie in Piemonte

Dati a cura dei carovanieri Valeria Schiavi Giovanni Bellini.

11 settembre Grugliasco, Alba, Moncalieri (TO).

Con la giornata di oggi hanno inizio le tappe piemontesi della Carovana Internazionale Antimafie, che si presenta con un programma denso di eventi, incontri e di beni liberati da visitare, periferie riportate al centro. Giornata parecchio lunga, iniziata alle 6 del mattino a Grugliasco, per finire ‘in musica’ a Moncalieri all’1:30 circa di notte. Il primo appuntamento è stato in un orario abbastanza insolito, ma non per noi carovanieri, e soprattutto normale per i lavoratori del luogo visitato: il CAAT, Centro Agro Alimentare di Torino a Grugliasco. Il CAAT è un centro di smistamento di prodotti agricoli ma, a dispetto del loro nome, questi luoghi sono troppo spesso ‘periferie’, essendo chiusi ed inaccessibili al pubblico. In luoghi di questo tipo, sappiamo che si consumano spesso ingiustizie nei confronti dei lavoratori, i quali raramente denunciano i soprusi subiti. Si respira anche qui l’esigenza di una maggiore tutela, anche se ascoltiamo versioni contrastanti circa le responsabilità. Per questi motivi l’apertura delle porte del CAAT alla Carovana e alle istituzioni rappresenta un ‘numero zero’: nonostante i troppi vigilantes all’ingresso, che sorvegliano la linea oltre la quale non possiamo passare, siamo entrati nella struttura, tutti insieme. Chissà se il segnale sarà stato colto. Ripartiamo fra tanti dubbi, speranzosi che l’entrata delle forze che organizzano Carovana sia stata come un soffio d’aria nuova. Abbiamo proseguito poi il nostro viaggio per Alba, dove ci ha accolto Valentina, referente di Libera Cuneo. Qui arriviamo in ZONA H, uno spazio autogestito dai giovani albesi, per partecipare al convegno dal titolo Metti in tavola la legalità. Alla fine del convegno abbiamo ripreso il nostro viaggio, questa volta in direzione Moncalieri. Qui abbiamo visitato il centro polifunzionale Santa Maria, situato in un quartiere periferico della città, dove i giovani di ‘Moncalieri Giovane’ con grande entusiasmo portano avanti alcune attività per i ragazzi del quartiere, tra cui la scuola di danza J.D.S. e la squadra di rugby Under 16 A.S.D. Moncalieri Rugby. A Moncalieri abbiamo anche incontrato Diego Sarno e Marta Guarando, assessori ‘combattenti’ del comune di Nichelino che ci hanno guidato nella piazza della loro città per un saluto alla cittadinanza nel giorno della festa patronale, con lo scopo di dare un messaggio forte a tutta la città. Per concludere questa giornata siamo tornati a Moncalieri dove la Carovana ha concluso la sua tappa portando il furgone al concerto di Enzo Avitabile e i Bottari.

13 settembre – Cuorgnè (TO).

Sotto una pioggia battente ci aspetta a Cuorgnè un evento molto importante: oggi il primo bene confiscato nel territorio canavese è stato restituito alla società civile, nella fattispecie si tratta della villa di un esponente di spicco della ‘ndrangheta. Al nostro arrivo tantissimi volontari di diverse età ed etnie aprivano un varco nella vegetazione che ostruiva la via di ingresso e noi, stretti in un caloroso abbraccio, abbiamo portato il saluto della Carovana Internazionale Antimafie, felici di rispondere alle domande sulla nostra esperienza di carovanieri. A seguire due pensionati dello SPI CGIL ci hanno parlato delle loro esperienze nei campi di lavoro organizzati dal sindacato in Calabria, nelle terre sottratte alla ‘ndrangheta. Ci hanno parlato del lavoro, delle carenze organizzative e del coraggio con cui i giovani calabresi lottano per costruire un futuro migliore. La gestione dei beni confiscati e delle relative pratiche burocratiche non è semplice, sia dal punto di vista tecnico che da quello umano, proprio per questo motivo quello celebrato oggi è stato un evento molto speciale ed atteso. Finalmente la porta della villa viene aperta: tre piani in cui molti dei beni personali degli ex proprietari, per loro scelta o disinteresse, sono rimasti in un fermo immagine di quella che doveva essere la loro vita quotidiana. Le perquisizioni delle forze dell’ordine ed alcuni furti hanno lasciato tracce evidenti. La villa è enorme: piano terra, mansarda e, nel piano interrato, molte stanze da letto, un open space ed una tavernetta. Davide dell’associazione Mastropietro, a cui il bene è affidato, ci parla del progetto di cohousing abitativo che hanno in mente e che vorrebbero gestire in collaborazione con i servizi sociali locali. La loro sfida inizia adesso. Nel frattempo ha smesso (quasi) di piovere ed i più giovani, impazienti, riprendono a lavorare all’estirpazione delle erbacce. Partiamo con un pezzo del camino (distrutto dai ladri) come ricordo e diamo i nostri migliori auguri agli amici di Cuorgnè per questa bella nuova sfida!

14 settembre – Nichelino (TO).

A Nichelino oggi inizia l’anno scolastico e questo nuovo inizio coincide con la consegna al comune da parte di Roberto Bellasia (dell’Agenzia dei beni confiscati) di un bene confiscato alla mafia. Gli studenti dei due istituti superiori (il Maxwell e l’Erasmo da Rotterdam) sono chiamati a essere in prima linea non solo durante la consegna del bene, ma anche poi a gestire questo nuovo progetto: una casa dei diritti come sede per le associazioni che sarà gestita dai ragazzi stessi. Gli studenti sono invitati a porre la firma dinanzi al bene per rendersi attori consapevoli di questo progetto. Sarà proprio la parola consapevolezza ad accompagnarci durante il confronto che vede protagonisti esponenti del comune di Nichelino e Moncalieri, esponenti parlamentari, i presidi delle scuole, esponenti della giunta regionale e varie associazioni e studenti. Gli studenti a Nichelino oggi iniziano con la consapevolezza che lo Stato sono anche loro e che le mafie vivono e si radicano dove ci si volta dall’altra parte. Attraverso i quaderni e i libri a Nichelino si lotta, parafrasando Falcone «la mafia sarà uccisa da un esercito d’insegnanti» e questo è l’inizio della scuola. Diego Sarno (assessore di Nichelino) ci saluta incoraggiandoci a non mollare e noi lasciamo le sue parole anche a quegli studenti: «narrare per resistere».

Diari, tappe e aggiornamenti su www.carovanaantimafie.org.

 

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.