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Politica locale

08/09/2016 12:26
di Tommaso Beppi

Rafforzare il sistema Sprar per un’accoglienza diffusa e dignitosa

La notizia di questi giorni è la ripresa di consistenti sbarchi nei nostri porti provenienti dal Mediterraneo e la contestuale ripresa delle polemiche politiche e/o delle non scelte da parte dell’Europa sull’apertura di canali umanitari. L’unica soluzione credibile in questa fase per evitare altre morti in mare. Una soluzione che appare distante dalle volontà dei paesi membri e dell’Europa stessa che, al contrario, anche in occasione dell’incontro con il Governo di Accordo nazionale libico di qualche giorno fa, si è preoccupata che venisse «controllato e ridotto efficacemente il fenomeno». Come e quale sia il ‘fenomeno’ è da capire, ma appare chiaro oramai a tutti come questo approccio non sia risultato efficace. Ma l’estate è stata segnata da altre iniziative e proposte che meritano la nostra attenzione e la nostra vigilanza. Mi riferisco alla proposta di Milena Gabanelli, la conduttrice di Report, che ha proposto l’utilizzo delle caserme dismesse in giro per il Paese per l’accoglienza dei richiedenti asilo. Ora, al netto del fatto che tutti gli indicatori ministeriali ed internazionali descrivono – con zelante perseveranza – un paese non affogato dall’emergenza accoglienza, trovo emblematico (e pericoloso) che attraverso il tema accoglienza e immigrazione questo Paese riesca ad inventarsi soluzioni improbabili e del tutto fuorvianti. Il punto di partenza, sia chiaro, può anche essere comprensibile: abbiamo, da una parte, una quantità di patrimonio non utilizzato che andrebbe valorizzato e liberato in favore delle comunità territoriali e dall’altra vi è la necessità di adottare un sistema d’accoglienza degno di questo termine, capace di produrre effettiva integrazione. È la soluzione che non solo lascia perplessi ma appare davvero peggiorativa (in prospettiva) dell’attuale modello imperniato al 70% sul sistema prefettizio. Non è infatti con la concentrazione di 200/300/500 persone dentro una caserma ristrutturata che si risolve il tema dell’effettiva integrazione, abbattendo le tensioni territoriali. Una proposta dunque che rischia di diventare utile solo sul versante della ristrutturazione delle caserme e di produrre effetti disastrosi sul versante dell’accoglienza. Noi siamo infatti sostenitori (da anni) del modello dell’accoglienza diffusa, del sistema Sprar che, tra l’altro, vede nel nuovo decreto di riforma di tale sistema un’effettiva possibilità di sviluppo. Un decreto che (finalmente) prova ad individuare strumenti concreti di facilitazione per i Comuni e che indica quel modello come riferimento per affrontare adeguatamente un sistema che ad oggi accoglie – ricordiamolo – 140mila persone. Un decreto che, sul piano dell’approccio, rafforza la volontarietà dei Comuni, rendendola conveniente e di facile accessibilità. Un passo di non poco conto se pensiamo al fatto che, ancora oggi, molti amministratori locali non sanno cosa sia il sistema Sprar. Ci aspetta dunque una stagione molto intensa e di rinnovato impegno. Sono convinto che anche il lavoro che abbiamo impostato sulle nostre linee guida nazionali possa in questa fase rivelarsi utile.

di Walter Massa coordinatore nazionale Arci Diritti migranti e richiedenti asilo

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.