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ArciReport Politica estera

11/09/2016 12:03
di Tommaso Beppi

Gli interventi militari in Libia non risolveranno la situazione

Una conferenza internazionale con tutti i soggetti politici, sociali e civili della Libia nell’ottica di una strategia di costruzione della Pace ‘dal basso’ che non contempli l’opzione militare. È quanto propone la Rete Italiana per il Disarmo mentre la scelta delle potenze mondiali è quella di fare alzare in volo aerei e droni e dare spazio alle bombe. Che, come dimostra la campagna militare del 2011 nella stessa martoriata Libia, non hanno mai portato vere soluzioni di pace. Secondo Rete Disarmo l’Italia dovrebbe agire con forza per cambiare la prospettiva delle scelte politiche non concedendo basi e spazio aereo per operazioni militari che, allo stato attuale, rischiano di far precipitare il Paese africano in un conflitto civile ancor più duro e dagli esiti allarmanti per tutta la regione. Il nostro Governo dovrebbe anche esplicitare la non disponibilità a sostenere neppure indirettamente le operazioni militari internazionali in Libia, per esempio con l’invio di armi. Desta poi particolare preoccupazione l’utilizzo della base siciliana di Sigonella come punto di partenza di droni statunitensi armati, secondo alcune notizie già coinvolti nei bombardamenti, senza che siano chiari gli accordi con gli Stati Uniti sulla funzione di questi velivoli militari altamente problematici (ricordiamo le recenti ammissioni USA di uccisioni di civili, oltre al caso di Giovanni Lo Porto) e senza che vi siano regole chiare e riconosciute sul loro uso. La notizia di una nuova operazione militare internazionale contro il Daesh in Libia, con raid aerei statunitensi su Sirte, conferma quel che da tempo ormai era un sospetto di molti analisti: da mesi sul terreno libico si sta combattendo una guerra ‘clandestina’, anche con intervento di forze di Paesi NATO a fianco delle varie milizie che tentano di riprendere il controllo delle zone controllate dal Daesh. Rete Italiana per il Disarmo esprime estrema preoccupazione per questa escalation e per la fretta con la quale il nostro Governo pare essersi allineato alle decisioni dell’Amministrazione Obama, abbandonando la cautela espressa finora. Il terrorismo internazionale e le situazioni di instabilità locale, peraltro in buona misura provocate dalle errate scelte delle potenze della NATO, si può veramente battere solo potenziando i processi di partecipazione politica e dando supporto pieno alla società civile e ad una costruzione democratica ‘dal basso’. In tal senso l’Italia dovrebbe farsi portavoce di un impegno attivo per la soluzione negoziale che – per essere efficace e credibile – presuppone una neutralità tra le parti in causa in Libia e la capacità di convocare tutti i soggetti politici e sociali in uno sforzo di mediazione e ‘peacebuilding’ volto ad evitare la destabilizzazione della Libia ad opera delle forze ‘interne’.

www.disarmo.org

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.