La petizione che chiede la revoca del Fertility Day

Ha firmato anche la presidente nazionale Arci Francesca Chiavacci.

Chiediamo in via d’urgenza al Governo la revoca della Giornata per l’informazione e formazione sulla fertilità umana del 22 settembre e il riesame del Piano Nazionale per la Fertilità sulla base di un’ampia discussione con la società civile, per valorizzare alcuni aspetti positivi sul piano sanitario ed eliminare tutti quelli ideologici legati al calo della natalità. Le proteste suscitate dalla campagna per la fertilità promossa dal Ministero della Salute e approvata dal Consiglio dei Ministri in data 28 luglio scorso hanno coinvolto associazioni, comitati, media, reti informali della società civile evidenziando vizi di metodo e merito. Un tema fondamentale e delicato come quello della salute riproduttiva è trattato in modo inadeguato, allarmistico, offensivo della dignità della persona. L’infertilità è posta erroneamente come causa fondamentale della denatalità nel Paese, senza tener conto di altri preponderanti fattori socio – economici. L’approccio ideologico adottato impronta il piano in senso discriminatorio e non coerente con gli obiettivi dello Sviluppo Sostenibile proclamati dall’ONU che mirano a garantire non solo i diritti riproduttivi ma anche quelli sessuali e l’accesso pieno alla contraccezione e non pone al centro altri aspetti fondamentali come l’applicazione della legge 194, la rete dei consultori, l’accesso alla contraccezione e alla procreazione medicalmente assistita. Il Piano Nazionale sulla fertilità, pur contenendo aspetti positivi sull’infertilità da valorizzare, non contiene linee guida per un efficace potenziamento dei servizi socio-sanitari a tutela dei diritti sessuali e riproduttivi. Svela inoltre una concezione del ruolo delle donne da cui traspare l’ideale materno come subordinato al benessere sociale e non come progetto di libertà personale e di amore. I diritti sessuali e riproduttivi e l’autodeterminazione sono principi fondamentali della persona, garantiti dal diritto internazionale e costituzionale. Per rispettare questi diritti occorrono politiche efficaci che rimuovano gli ostacoli al suo esercizio, non discorsi ideologici sui doveri riproduttivi delle donne. Per queste ragioni chiediamo al Governo di cogliere l’occasione per un confronto con le associazioni e la società civile volto a rivedere il Piano nazionale per la fertilità, adeguandolo in modo corretto, imparziale e non discriminatorio, ai vari aspetti d’interesse generale su salute sessuale e riproduttiva nonché alle necessarie politiche a sostegno della genitorialità. Se non ora quando? Tra le prime firmatarie, oltre alla presidente Chiavacci, Chiara Saraceno, Linda Laura Sabbadini, Daniela Del Boca, Antonella Anselmo, Laura Onofri.

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