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Politica locale

16/09/2016 10:19
di Marcelo Letona

“Diritti al cuore” il 17/9 in piazza per le Unioni Civili.

“Diritti al cuore”, un gioco di parole per indicare l’importanza del rispetto dei diritti per tutte le persone e l’importanza dei sentimenti che nessuno deve calpestare. Con questo slogan si terrà, sabato 17 settembre, a partire dalle ore 17:30, in Piazza dei Caduti a Cascina, una manifestazione per promuovere la recente legge sulle Unioni Civili. Ospiti della manifestazione pubblica la senatrice, prima firmataria della legge, Monica Cirinnà ed uno degli estensori del testo, il Senatore Sergio Lo Giudice. Saranno presenti il Presidente Nazionale Arci Francesca Chiavacci, il segretario nazionale di Arcigay Gabriele Piazzoni, la presidente dell’Associazione Consultorio transgender Regina Satriano, la Presidente Nazionale Arcilesbica Roberta Vannucci e l’esponente di Sinistra Italiana Paola Natalicchio. Ad organizzare l’evento tutto il centro sinistra cascinese PD, Sinistra per Cascina, Casciniamo, Cittadini per Cascina, Riformisti per Cascina. “Vogliamo promuovere la conoscenza di questa legge e lo facciamo con chi l’ha pensata e scritta e con chi ne potrà usufruire”, esordisce Cristina Conti, Segretario Comunale del PD, “La Sindaca Susanna Ceccardi non può dire che quella legge non sarà applicata nel Comune da lei diretto, il suo è un obbligo istituzionale, ma soprattutto lede un diritto civile stabilito anche dalla Costituzione.”  Nella conferenza stampa di presentazione della manifestazione ritroviamo un centro sinistra ricompattato dopo la batosta elettorale. “E’ una legge che finalmente ci riporta in linea con gli altri paesi europei” hanno ribadito in coro Adriana Conte di Casciniamo, Francesca D’Anteo di Cittadini per Cascina, Giorgio Catelani di Sinistra per Cascina e Carlo Salati dei Riformisti per Cascina. Al contempo hanno invitato tutta la cittadinanza a partecipare a questo importante momento per far ripartire un percorso che il Comune di Cascina aveva iniziato nel 2011 con l’istituzione del Registro delle Unioni Civili, in cui si erano iscritte circa cinque coppie, alcune delle quali già nei prossimi mesi chiederanno al Comune di Cascina di applicare una legge dello Stato Italiano.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.