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ArciReport Politica nazionale Sociale

17/09/2016 09:43
di admin

Concerto per Bari liberata

In pochi lo ricordano, ma la prima città italiana ad affrancarsi dal nazifascismo è stata Bari. La liberazione del capoluogo pugliese dai tedeschi avvenne infatti già il 9 settembre del 1943, il giorno dopo all’armistizio, quando alcuni militari italiani e un gruppo di cittadini di Bari Vecchia – in gran parte donne e ragazzini – affrontarono le truppe della Wehrmacht intente a sabotare il porto. Fu una straordinaria rivolta di popolo: cittadini comuni lottarono per difendere la propria città costringendo alla fuga reparti scelti dell’esercito nazista preparati e bene armati. La vicenda per molti versi incredibile della liberazione di Bari non è che uno dei tanti, straordinari episodi che compongono la storia antifascista barese: fatti spesso decisivi per la storia d’Italia e d’Europa (dalla epopea di Radio Bari, al Congresso dei comitati di liberazione, solo per citarne alcuni), che tuttavia solo di rado occupano qualche rigo nei manuali di storia. Il recupero e la valorizzazione di questo capitolo dell’antifascismo italiano, tanto importante quanto invisibile, sono da tempo al centro del lavoro che Arci Bari, in collaborazione con Anpi, Cgil e Istituto Pugliese per l’Antifascismo e la Storia Contemporanea, sta facendo per riaffermare l’attualità dei valori della Resistenza. In questo solco si inserisce il Concerto per Bari liberata Musica per ricordare la liberazione della città dai nazisti di Luca Basso presidente Arci Bari primo Concerto per Bari liberata, l’evento che Arci Bari ha organizzato per domenica 18 settembre a Bari Vecchia, proprio in Piazza San Pietro, uno dei luoghi simbolo della battaglia del 9 settembre. Il concerto, possibile grazie al patrocinio e il supporto della Presidenza del Consiglio della Regione Puglia, dell’Assessorato alle culture del Comune di Bari e della Autorità portuale, verrà aperto dal coro Made in world, composto da rifugiati e richiedenti asilo accolti nei progetti SPRAR gestiti da Arci Lecce, e si concluderà con una produzione originale di Arci Bari: una Suite per Bari liberata, per la direzione dal maestro Nicola Pisani, eseguita da artisti provenienti da tutto il mondo, ma residenti a Bari. Una scelta che è insieme artistica e politica, per rendere omaggio a una città, medaglia d’oro al valore civile per la Resistenza, che prima di tutte ha scelto da che parte schierarsi, preferendo la libertà all’oppressione e alla dittatura. Nell’occasione verrà anche conferita la tessera onoraria dell’Arci a Michele Mancini e Pasquale Mininni, due partigiani baresi, due di quei ragazzini che il 9 settembre del 43 parteciparono alla battaglia che salvò il borgo antico. La manifestazione servirà ad Arci Bari, Anpi, Anppia, Cgil e Ipsaic per rinnovare la richiesta al Comune di Bari di intitolare il nuovo ponte Asse nord Sud proprio alla Resistenza barese del 9 settembre.

di Luca Basso presidente Arci Bari

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.