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Comunicati

22/09/2016 15:16
di Marcelo Letona

Legalizziamo! Una legge di iniziativa popolare per la cannabis legale

La discussione in parlamento del disegno di legge sottoscritto dai circa 300 parlamentari dell’intergruppo Cannabis Legale segna un traguardo storico della quarantennale battaglia antiproibizionista. Non bisogna illudersi, però, che l’obiettivo della legalizzazione sia ormai a portata di mano. È nel momento in cui le conquiste sembrano prendere forma che le resistenze si fanno più dure. La controffensiva proibizionista, infatti, non si è fatta attendere. Il cammino del ddl è stato subito minato da quasi duemila emendamenti e l’imminente ritorno in commissione già prelude al tentativo di depotenziarne gli obiettivi, per dare vita a una soluzione di compromesso. Ovviamente al ribasso. Per scongiurare questo rischio e sostenere il dibattito parlamentare sulla legalizzazione, come Radicali Italiani e Associazione Luca Coscioni – in collaborazione con le più importanti organizzazioni antiproibizioniste italiane – abbiamo lanciato la campagna Legalizziamo! (www.legalizziamo.it) e da aprile raccogliamo in tutta Italia le firme su una legge di iniziativa popolare per la cannabis legale, che segue lo schema di quella presentata dall’intergruppo, ma che fa dei passi in avanti: per esempio sulla decriminalizzazione dell’uso di tutte le droghe che in altri paesi, come il Portogallo, ha dato risultati formidabili in termini di riduzione dell’incidenza di HIV e diminuzione dei consumatori, soprattutto tra i giovani. I costi della guerra – ormai persa – alla droga sono enormi sotto ogni punto di vista, da quello della salute dei cittadini – che acquistando dal mercato illegale non possono controllare le sostanze che assumono – a quello della giustizia: sono quasi 17mila i detenuti reclusi a causa dell’art.73 del Testo unico sugli stupefacenti, che punisce la produzione, il traffico e la detenzione di sostanze stupefacenti. Si tratta del 32% della popolazione penitenziaria: uno su tre, soprattutto giovani. Il mercato della droga, che alimenta organizzazioni criminali e terroristiche, si stima tra i 5,5 e gli 8,5 miliardi l’anno soltanto in Italia, mentre sono 2 i miliardi che spendiadi Riccardo Magi segretario nazionale Radicali Italiani mo ogni anno per le spese di tribunali e operazioni di polizia che riguardano soprattutto il sequestro di cannabis. Insomma, il proibizionismo ha fallito. E a riconoscerlo, con parole molto chiare, sono anche organi istituzionali come la Direzione Nazionale Antimafia, che ha dato parere favorevole al ddl sulla legalizzazione. Con Legalizziamo! vogliamo aiutare il Parlamento a vincere le resistenze di alcune forze politiche, facendo sentire la voce di un Paese ormai pronto per un cambio di rotta. L’Arci può fare molto per far crescere questa voce: promuovendo la raccolta firme nei propri circoli e dando visibilità a questa campagna attraverso i propri canali. Intanto vi aspettiamo tutti il 24 e 25 settembre per i Legalizziamo Days: una mobilitazione straordinaria, con tantissimi tavoli in oltre cento città italiane, per avvicinarci ancora di più al traguardo delle 50mila firme necessarie. Tutte le informazioni sulla campagna e sui punti di raccolta firme sono disponibili sul sito www.legalizziamo.it

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.