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Comunicati

23/09/2016 12:05
di Marcelo Letona

Il tesseramento inizia il primo ottobre: per l’Arci una piccola rivoluzione

Si parte! Dal 1 ottobre inizia il nuovo anno sociale 2016-2017 dell’Arci, una piccola ‘rivoluzione’, come suggerisce il manifesto realizzato da Arci Torino su cui campeggia l’immagine di Vladimir Lenin, per le politiche di adesione e tesseramento della nostra Associazione. Abbiamo deciso di modificare il nostro modo di proporci a cittadini e cittadine, anticipando l’inizio del nostro anno sociale, per allineare i tempi di validità della nostra tessera a quelli di tante delle nostre attività, e di presentarci con la campagna del tesseramento durante la ripresa dell’attività politica e culturale del nostro Paese e dei territori. Faremo un salto importante verso la progressiva informatizzazione dei nostri dati e delle procedure di iscrizione degli aspiranti soci con il lancio del nuovo portale (portale.arci.it), strumento gestionale sul quale verranno via via attivate nuove funzionalità e con il quale i circoli potranno gestire il proprio libro soci, stampare i dati dei soci sulle etichette da applicare sulle tessere, inviare newsletter e convocazioni, rendere disponibile la domanda di iscrizione online, consultare facsimili e circolari, compilare verbali ed archiviare copia della documentazione istituzionale. Questa sarà anche la campagna dei sessant’anni di vita dell’Arci: Da sessantanni sempre aperti – cultura, diritti, partecipazione. Una campagna che mette in primo piano l’impegno per promuovere la cultura, le culture, sottolineando come l’Arci sia una casa aperta e accogliente, improntata alla socialità ed alla solidarietà. Un anno importante in cui impegnarsi in modo straordinario a far conoscere il nostro movimento associativo a chi ancora non l’ha incontrato. Anche in questo senso va letta l’agevolazione prevista sulle nuove adesioni, il nuovo regolamento prevede che la possibilità di prelevare gratuitamente l’adesione sia estesa ai primi due anni e prevista per una molteplicità di situazioni e forme associative. Abbiamo così individuato alcuni degli indirizzi per lo sviluppo di nuovo associazionismo: nuovi circoli in comuni e circoscrizioni dove l’Arci non è ancora presente, associazioni di volontariato (ex L.266/91), circoli di cultura cinematografica (Ucca), associazioni di animazione e produzione culturale e creativa e, a partire dal quest’anno, associazioni con il direttivo composto in prevalenza da donne o under 35, e associazioni che promuovano prevalentemente attività educative rivolte a bambini e/o adolescenti. Sempre con l’obiettivo di ampliare le opportunità rivolte alle basi associative (nuove e già aderenti) sono partiti il bando di concorso per progetti e idee innovative per lo sviluppo associativo della rete Arci, che propone l’opportunità di accesso agevolato al microcredito (fino a 25mila euro), ed il network dell’Arci su Produzioni dal Basso, uno spazio dove far vivere idee e progetti di raccolta fondi online (crowdfunding) nati dalla rete Arci. «Abbiamo ancora tanta strada da percorrere per rendere più forte e visibile il nostro impegno e le nostre passioni», questo sessantesimo anniversario cade anche nella delicata fase di riforma del terzo settore, anche per questo sarà particolarmente importante il nostro lavoro collettivo finalizzato ad accrescere la nostra capacità di comunicare all’esterno, a richiedere un maggior riconoscimento per le nostre attività ed a consolidare ed ampliare le nostri basi associative e la nostra diffusione sui territori.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.