Hanno vinto le donne polacche

Arrivano buone notizie dall’est dell’Europa: «Le polacche hanno vinto sul Pis» ha annunciato sulla prima il quotidiano Gazeta Wyborcza. Il governo ultraconservatore di Jaroslaw Kaczynski è stato costretto a prendere le distanze dal provvedimento che avrebbe previsto un ulteriore inasprimento delle norme che in quel paese regolano la possibilità di interruzione della gravidanza. La nuova norma avrebbe imposto il divieto di abortire con un’unica eccezione: se la vita della donna incinta fosse stata in pericolo immediato. Il testo, inoltre, prevedeva anche una pena detentiva fino a cinque anni per i medici e le altre persone coinvolte. Avevano espresso perplessità perfino alcune autorità religiose, ma il vero motivo della frenata (e questo è un fatto straordinario per un paese che solo un anno fa ha votato a larga maggioranza un partito ultraconservatore) è stata la mobilitazione di protesta della società civile e delle donne. Il Governo ha fatto marcia indietro di fronte alla Czarny Protest, la protesta di oltre 100mila donne polacche scese in piazza per diversi giorni, protesta culminata lunedì 3 ottobre nella proclamazione di uno sciopero generale che ha visto manifestazioni di piazza a Varsavia, Danzica, Lodz, Cracovia. Vestite di nero (in lutto per i diritti) donne di generazioni diverse hanno sfilato in migliaia. Armate di grucce, per ricordare la pratica dell’aborto clandestino: a fronte di 2000 interventi legali l’anno, le cifre relative agli aborti clandestini oscillano tra i 150mila e i 190mila. La nostra associazione ha dato spazio a questa protesta, che ci dimostra che anche nell’est europeo è possibile, a partire non a caso dalla rivendicazione di un diritto fondamentale – quello della libertà delle donne di disporre del proprio corpo – ripartire per sconfiggere il vento di destra che ha travolto quella parte d’Europa. Lo stesso Parlamento Europeo ha esaminato la situazione dei diritti delle donne in Polonia, e la campagna di sensibilizzazione europea potrebbe avere un effetto positivo sull’iniziativa della leader di Sinistra Unita Barbara Nowacka, che spera in un sì della Commissione europea per poter organizzare un’iniziativa popolare di respiro europeo con l’obiettivo di migliorare la legge più restrittiva del continente su questo tema. Se Bruxelles desse il via libera ci sarebbe la possibilità di raccogliere un milione di firme in almeno sette diversi Paesi europei per sostenere questa battaglia. Perché le protagoniste della Crazny Protest chiedono di più. È la forza di chi, pur consapevole che c’è ancora tanta strada da fare, non vuole rimanere solo sulla difensiva. Credo che come Arci dobbiamo riflettere e agire su questo, provare a far ripartire proprio dalla società civile democratica di quei paesi, dando sponda e facendo rete, un movimento europeo che contrasti le idee xenofobe e contro le donne che in quei paesi hanno anche un risvolto istituzionale. E non è un caso, forse, che si sia ripartiti proprio da una lotta delle donne per difendere la propria libertà. Altri segnali in questi giorni vengono da quella parte d’Europa, come il mancato quorum del referendum ungherese. Vogliamo e dobbiamo leggerlo come il primo seme per far partire una mobilitazione progressista europea contro il vento di destra che attraversa l’Europa, in particolare quella dell’est.

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