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ArciReport

11/10/2016 10:53
di Marcelo Letona

Hanno vinto le donne polacche

Arrivano buone notizie dall’est dell’Europa: «Le polacche hanno vinto sul Pis» ha annunciato sulla prima il quotidiano Gazeta Wyborcza. Il governo ultraconservatore di Jaroslaw Kaczynski è stato costretto a prendere le distanze dal provvedimento che avrebbe previsto un ulteriore inasprimento delle norme che in quel paese regolano la possibilità di interruzione della gravidanza. La nuova norma avrebbe imposto il divieto di abortire con un’unica eccezione: se la vita della donna incinta fosse stata in pericolo immediato. Il testo, inoltre, prevedeva anche una pena detentiva fino a cinque anni per i medici e le altre persone coinvolte. Avevano espresso perplessità perfino alcune autorità religiose, ma il vero motivo della frenata (e questo è un fatto straordinario per un paese che solo un anno fa ha votato a larga maggioranza un partito ultraconservatore) è stata la mobilitazione di protesta della società civile e delle donne. Il Governo ha fatto marcia indietro di fronte alla Czarny Protest, la protesta di oltre 100mila donne polacche scese in piazza per diversi giorni, protesta culminata lunedì 3 ottobre nella proclamazione di uno sciopero generale che ha visto manifestazioni di piazza a Varsavia, Danzica, Lodz, Cracovia. Vestite di nero (in lutto per i diritti) donne di generazioni diverse hanno sfilato in migliaia. Armate di grucce, per ricordare la pratica dell’aborto clandestino: a fronte di 2000 interventi legali l’anno, le cifre relative agli aborti clandestini oscillano tra i 150mila e i 190mila. La nostra associazione ha dato spazio a questa protesta, che ci dimostra che anche nell’est europeo è possibile, a partire non a caso dalla rivendicazione di un diritto fondamentale – quello della libertà delle donne di disporre del proprio corpo – ripartire per sconfiggere il vento di destra che ha travolto quella parte d’Europa. Lo stesso Parlamento Europeo ha esaminato la situazione dei diritti delle donne in Polonia, e la campagna di sensibilizzazione europea potrebbe avere un effetto positivo sull’iniziativa della leader di Sinistra Unita Barbara Nowacka, che spera in un sì della Commissione europea per poter organizzare un’iniziativa popolare di respiro europeo con l’obiettivo di migliorare la legge più restrittiva del continente su questo tema. Se Bruxelles desse il via libera ci sarebbe la possibilità di raccogliere un milione di firme in almeno sette diversi Paesi europei per sostenere questa battaglia. Perché le protagoniste della Crazny Protest chiedono di più. È la forza di chi, pur consapevole che c’è ancora tanta strada da fare, non vuole rimanere solo sulla difensiva. Credo che come Arci dobbiamo riflettere e agire su questo, provare a far ripartire proprio dalla società civile democratica di quei paesi, dando sponda e facendo rete, un movimento europeo che contrasti le idee xenofobe e contro le donne che in quei paesi hanno anche un risvolto istituzionale. E non è un caso, forse, che si sia ripartiti proprio da una lotta delle donne per difendere la propria libertà. Altri segnali in questi giorni vengono da quella parte d’Europa, come il mancato quorum del referendum ungherese. Vogliamo e dobbiamo leggerlo come il primo seme per far partire una mobilitazione progressista europea contro il vento di destra che attraversa l’Europa, in particolare quella dell’est.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.