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ArciReport

17/10/2016 10:22
di Marcelo Letona

Lo stesso sì, i percorsi verso l’uguaglianza. Un incontro a Bologna

I primi mesi del 2016 ci hanno visto attraversare un dibattito acceso e vasto sul tema del riconoscimento delle coppie formate da persone dello stesso sesso, sulle loro relazioni, sulla possibilità di essere genitori e di formare una famiglia. Nelle ultime settimane abbiamo festeggiato le tante coppie che grazie alla legge approvata a maggio hanno coronato il sogno di ufficializzare il proprio amore. Nelle tante feste e nei lanci di riso siamo stati testimoni di una grande rivoluzione culturale, che ha toccato tanto le grandi città quanto i piccoli paesi, da nord a sud. Una rivoluzione che ha prodotto un movimento di visibilità straordinario della comunità Lgbt, mostrandone i generi e le generazioni. Questa spinta è l’impulso che dobbiamo utilizzare per riprendere la nostra corsa e per domandarci quanto è lontana la piena uguaglianza, quali ostacoli incontra sul suo cammino, quali alleanze richiede, quanti e quali passi mancano per raggiungerla. Per questo Arcigay, nell’ambito della campagna Lo stesso sì nella quale convergono gli sforzi di tante associazioni e che in Italia è il simbolo della battaglia per il matrimonio egualitario, ha pensato di iniziare a ridare piedi a questa corsa. Sabato 15 e domenica 16 ottobre, all’Unaway Hotel della Fiera di Bologna, abbiamo indetto un incontro tra le associazioni che hanno guidato la battaglia per il riconoscimento delle coppie same sex, dal titolo Lo stesso sì, i percorsi verso l’uguaglianza. La due giorni si svolge in concomitanza con il Gay Bride Expo, il salone del wedding dedicato alle coppie same sex, di cui Arcigay è partner e che ospita al suo interno uno stand della campagna Lo stesso sì. I due eventi assieme fanno di Bologna un luogo nevralgico: in continuità con la sua tradizione di città pioniera nel riconoscimento delle persone Lgbti, proprio da Bologna parte lo stimolo a riprendere la corsa verso l’uguaglianza. La due giorni si aprirà sabato 15 ottobre alle ore 10 con gli interventi di alcuni importanti esperti ed esperte di diversi ambiti disciplinari. Interverranno Thalia Zepatos, direttrice della campagna Freedom to Marry che ha sostenuto la battaglia per il matrimonio egualitario negli Stati Uniti; Linda Laura Sabbadini, studiosa di statistica sociale, la prima ad aver promosso un censimento nazionale delle coppie di gay e lesbiche; Daniele Viotti, parlamentare europeo e copresidente dell’intergruppo Lgbti; Alexander Schuster, avvocato e docente di diritto all’Università di Trento; Elena Tebano, giornalista del Corriere della Sera; Massimo Prearo, ricercatore in studi politici e osservatore dei movimenti lenti europei; Margherita Graglia, psicologa, psicoterapeuta e sessuologa autrice di diversi saggi sull’omotransfobia; Luigi La Fauci, ricercatore in scienze sociali a lungo impegnato nell’osservazione della vita quotidiana di gay e lesbiche. Questi autorevoli contributi verranno analizzati e discussi, nel pomeriggio di sabato e nella giornata di domenica, da tutte le associazioni coinvolte, per orientare gli sforzi di una battaglia che ancora attende di essere vinta.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.