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ArciReport

17/10/2016 10:09
di Marcelo Letona

«Ma che aspettate a battergli le mani»

Dario Fo ci ha lasciati. Un gigante della cultura italiana e dell’impegno civile che lascia un vuoto incolmabile. Il suo teatro, fondato sulle tradizioni antiche della commedia dell’arte, ha rappresentato un’operazione culturale di grande rilievo mondiale e non solo italiana. Il premio Nobel ricevuto nel 1997 lo ha dimostrato «perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi», si legge nelle motivazioni. Dagli esordi televisivi come interprete à la Jacques Tati, fino all’apoteosi del Mistero Buffo col grammelot ha aggiornato, sapendo utilizzare anche i mezzi di comunicazione contemporanei, la cultura popolare, animata da una formidabile irriverenza, mai arresa al futuro. Espulso, censurato, messo all’indice, insomma un dito nell’occhio (per usare un titolo di uno dei suoi primi spettacoli del 1953) per molti, si è proposto sempre come un ‘irregolare’ della cultura. Noi dell’Arci ci uniamo al dolore di tutte e tutti per la sua scomparsa e lo ricordiamo con particolare affetto anche per la generosità con cui ha partecipato e dato il suo impagabile contributo a tante iniziative culturali della nostra associazione, oltre che alla comune battaglia per una cultura diversa in un paese solidale. Scrive Corrado Augias su L’Espresso nel 1969: «Scartati il teatro ufficiale, con i suoi consunti velluti rossi, e le cantine dell’avanguardia, cenacoli aristocratici per élite smaliziate, Dario Fo, Franca Rame e i loro attori si sono affidati invece all’Arci […] che dispone di decine di sale qua e là per l’Italia (120 quelle messe a disposizione di Nuova Scena)». È infatti all’inizio del ’68 che Dario Fo, in sintonia con l’Arci di Milano (il cui presidente è il discografico e agitatore culturale Nanni Ricordi), concerta con la direzione nazionale dell’Arci la costituzione del Circuito Teatrale Alternativo, che pur nella sua breve esperienza (si chiude nel 1972) conta comunque 350 rappresentazioni, 70.000 abbonamenti, 200.000 presenze. È il periodo della tournée di Mistero Buffo, forse la sua opera maggiormente conosciuta, e che in diverse piazze (Pordenone, Modena, Reggio Emilia tra le altre) viene spesso funestata dalla repressione di polizia e che proprio grazie all’Arci riesce comunque a essere rappresentata nei teatri e nelle sale. Le sue opere di satira politica, sempre «Ma che aspettate a battergli le mani» di Federico Amico coordinatore nazionale Arci Diritti e buone pratiche culturali, educazione popolare arcireport settimanale a cura dell’Arci | anno XIV | n. 32 | 13 ottobre 2016 | www.arci.it | report@arci.it in coppia con Franca Rame, hanno aiutato intere generazioni a formarsi una conoscenza del mondo contemporaneo. Una vita di impegno culturale e politico controcorrente, in polemica aperta contro il conformismo delle istituzioni culturali italiane. Non c’è stata manifestazione o iniziativa culturale organizzati dal mondo dell’associazionismo cui non abbia risposto con generosità ed entusiasmo, ancora fino a ieri, con noi a incontri, dibattiti, approfondimenti. Lo vogliamo salutare con un enorme applauso e con i suoi stessi versi: «Ma che aspettate a batterci le mani, / a metter le bandiere sul balcone? / Sono arrivati i re dei ciarlatani, / i veri guitti sopra un carrozzone. Venite tutti in piazza fra due ore, / vi riempirete gli occhi di parole, / la gola di sospiri per amore / e il cuor farà seimila capriole. Napoleone primo andava matto per ‘sto dramma / e ogni sera con la sua mamma / ci veniva ad ascoltar. Napoleon di Francia piange ancora e si dispera / da quel dí che verso sera / ce ne andammo senza recitar». Grazie Dario!

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.