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ArciReport

18/10/2016 10:26
di Marcelo Letona

La Procura di Brescia apre un’inchiesta sulle armi italiane vendute all’Arabia Saudita

La Procura di Brescia apre un’inchiesta sulle armi italiane vendute all’Arabia Saudita

La Procura di Brescia ha avviato un’inchiesta sulle forniture di bombe made in Italy verso l’Arabia Saudita, con ipotesi di possibile violazione della legge 185 del ‘90. Lo riporta un articolo del settimanale Panorama che conferma indiscrezioni precedenti e ribadisce la fondatezza dell’esposto presentato da Rete Disarmo a gennaio 2016 in diverse Procure d’Italia. Le indagini non si sono limitate allo studio delle carte e delle notizie dell’esposto ma sono stati fatti passi concreti per l’acquisizione diretta di nuove informazioni. Corroborate anche da documenti ufficiali del Governo tedesco (la fabbrica RWM italia di Domusnovas da cui sono partite le bombe è di proprietà Rheinmetall) ottenuti dai ricercatori di Rete Disarmo e che dimostrano la piena responsabilità italiana sulle (almeno) sei forniture dirette a Riad. La decisione della Procura di Brescia permetterà di fare luce su questo caso di commercio internazionale di armi, emblematico di molti altri accordi simili. La speranza è che si arrivi finalmente a un esplicito chiarimento riguardo ai meccanismi di autorizzazione dell’export militare che configurano da tempo una possibile violazione della nostra normativa sul tema. In particolare, i risultati dell’inchiesta potranno rendere più trasparenti il tipo di rapporti intercorsi negli ultimi anni tra il nostro Governo e il Regno Saudita su questioni militari, di produzione armata e di difesa. La Rete Disarmo aveva già chiesto chiarimenti sulla recente visita della ministra Pinotti a Riad, che secondo fonti di stampa saudita aveva toccato anche aspetti relativi a contratti di fornitura per sistemi navali. L’ unica risposta ricevuta è stata un tweet del Ministero che paventava possibili querele. Rete Disarmo conferma di essere assolutamente serena, perché non ha diffuso nessuna falsità: ritiene invece che sia legittimo se non doveroso chiedere informazioni sui rapporti istituzionali di esponenti del nostro Governo con uno degli Stati maggiormente coinvolti nella guerra civile in Yemen. Un conflitto che, secondo ripetute prese di posizione delle Nazioni Unite, ha già portato a conseguenze catastrofiche per la popolazione, tanto che il Parlamento Europeo ha adottato nel febbraio 2016 una risoluzione per «avviare un’iniziativa finalizzata all’imposizione da parte dell’UE di un embargo sulle armi nei confronti dell’Arabia Saudita». Già questa autorevole presa di posizione rappresentava una conferma della scelta di presentare Esposti in diverse Procure italiane, non solo per sollecitare indagini su possibile violazione della legge 185 ma anche per valutare l’aderenza delle autorizzazioni ai principi e ai contenuti del Trattato Internazionale sugli Armamenti che l’Italia ha sottoscritto e ratificato. Per tutti questi motivi Rete Disarmo ribadisce la propria soddisfazione per la decisione della Procura di Brescia di far partire un’inchiesta su tutti gli episodi di invio di ordigni dall’Italia all’Arabia Saudita.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.