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ArciReport

24/10/2016 09:53
di Marcelo Letona

In Italia la povertà è ormai un’emergenza

Il rapporto Caritas 2016 su povertà ed esclusione sociale denuncia una situazione drammatica in tutto il Paese: cresce il numero dei giovani, delle famiglie, dei disoccupati e degli operai che sono sotto la soglia della povertà assoluta. Dati resi già noti dall’Istat qualche settimana fa che, confermati dalla Caritas, la rete più diffusa di assistenza ai poveri, ci consentono di affermare che l’Italia vive una condizione di emergenza e che c’è bisogno di un impegno e di risorse straordinarie. Un milione 582mila le famiglie sotto la soglia della povertà assoluta alla fine del 2015, per un totale di 4,5 milioni di persone. Il 7,6% della popolazione. Più del doppio della percentuale registrata nel 2007, anno al quale si fa risalire l’inizio della crisi globale. Al sud, come sempre, si trovano la maggior parte dei poveri. Anche se la povertà è cresciuta ovunque e riguarda in maniera preoccupante i minori, che rappresentano la fascia di età in cui si concentra la percentuale massima di povertà assoluta. Una povertà assoluta che colpisce anche i lavoratori, oltre a quelli che il lavoro l’hanno perso. Questi dati vanno infatti letti insieme a quelli appena diffusi dall’Osservatorio sul precariato dell’INPS. Dati che parlano di un aumento della disoccupazione e dei licenziamenti, conseguenza delle scelte contenute nel Jobs Act, e che forniscono un quadro drammatico della condizione che vivono famiglie e soprattutto giovani. Nei primi otto mesi del 2016 i licenziamenti disciplinari (per giusta causa e giustificato motivo, consentiti dalla cancellazione dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori), fanno registrare un aumento del 28%. Le assunzioni a tempo indeterminato subiscono un calo nello stesso periodo del 33%. Allo stesso tempo i voucher, forse la forma più odiosa di precariato mai introdotta, registrano un aumento a dir poco preoccupante: 96,6 milioni i voucher venduti fino ad agosto, più 36% rispetto allo stesso periodo del 2015. La precarietà e l’incertezza lavorativa fanno parte oramai strutturalmente della vita di milioni di persone e famiglie e producono un allargamento della povertà assoluta, soprattutto tra i giovani in cerca del primo lavoro e tra gli adulti che il lavoro lo hanno perso. Se l’introduzione In Italia la povertà è ormai un’emergenza di Filippo Miraglia vicepresidente nazionale Arci arcireport settimanale a cura dell’Arci | anno XIV | n. 33 | 20 ottobre 2016 | www.arci.it | report@arci.it di un Reddito di inclusione (REI), previsto dalla Legge delega sulla povertà in discussione al Senato, rappresenta un buon passo avanti nella lotta alla povertà e all’esclusione sociale, le risorse che il governo ha previsto per il 2017 non sembrano garantire alcuna coerenza tra le dichiarazioni, i contenuti della legge e la realtà dei fatti. Come chiesto dall’Alleanza contro la povertà è infatti necessario avere certezza che nel giro di pochi anni si arrivi a coprire tutte le persone in povertà assoluta. Ciò comunque non sarebbe in alcun modo sufficiente se, dall’altro lato, le politiche del lavoro producono disoccupazione e precarietà e quindi vanno ad alimentare ulteriormente la povertà. L’Italia oltre a non avere un intervento strutturale contro la povertà assoluta, non ha mai preso in considerazione la necessità di una misura che garantisca un reddito minimo per tutti (che è cosa diversa dal reddito di inclusione previsto, e peraltro non garantito, come si è detto, solo per chi è sotto la soglia di povertà assoluta). Più che una diminuzione delle tasse, come va sbandierando il nostro Presidente del Consiglio, e la riduzione dei diritti per i lavoratori, servirebbe una fiscalità più equa e progressiva, come prevede la Costituzione, che consenta investimenti pubblici per creare lavoro e combattere concretamente la povertà e l’esclusione sociale.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.