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ArciReport

07/11/2016 09:59
di Marcelo Letona

Tutti e tutte insieme per combattere la violenza contro le donne

Di seguito il testo dell’ordine del giorno di adesione alla manifestazione Non una di meno, approvato il 22 ottobre scorso al Consiglio nazionale dell’Arci. Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e il 26 novembre a Roma si terrà un grande corteo che manifesterà la rabbia delle donne contro la violenza e rivendicherà la loro voglia di autodeterminazione su iniziativa di un numeroso gruppo di associazioni femminili che operano in tutto il territorio del nostro Paese. Il 27, sempre a Roma, si terrà una grande assemblea sui temi dell’iniziativa. L’obiettivo è che si dia vita ad un piano sistemico ed efficace per combattere la violenza condannata a parole e poi tollerata nei fatti. La terribile realtà del femminicidio diffuso in tutto il mondo non è da considerarsi frutto di uno stato di emergenza ma un fenomeno strutturale che come tale va affrontato. Il femminicidio è solo l’estrema conseguenza della cultura che lo alimenta e lo giustifica. All’aumento delle morti per femminicidio non corrisponde una presa di coscienza delle istituzioni e della società che invece continua a colpevolizzare la donna. La politica non manifesta una concreta volontà di contrastare il problema. Non c’è un piano programmatico adeguato, la formazione nelle scuole e nelle università sulle tematiche di genere è ignorata e ostacolata. Gli strumenti del piano antiviolenza del governo o sono stati disattesi o si sono dimostrati inefficaci e a volte nocivi. L’Arci condivide questa denuncia e aderisce ai temi dell’iniziativa impegnandosi ad organizzare la partecipazione al corteo del 26 e all’assemblea del 27 novembre, impegna le nostre socie e i nostri soci a partecipare e a promuovere iniziative locali per dibattere questi temi, raccogliere fondi per i centri antiviolenza e raccogliere e organizzare adesioni per la partecipazione al corteo del 26 novembre anche in raccordo con le altre organizzazioni aderenti presenti nei territori, in particolare UDI e CGIL.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.