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Politica nazionale

25/11/2016 17:34
di Paoli

Si affitta in nero, non si affitta ai neri

Succede nella città delle Leggi Livornine, nella città di Cesare Beccaria. Succede a Livorno, città portuale dalle lunghe tradizioni antifasciste, dove nella periferia nord si ergono due grandi quartieri popolari dai nomi fortemente evocativi, come Corea e Shangai. Succede a Livorno, città nella quale, dopo la rottura all’interno del XVII congresso del PSI al teatro Goldoni, il 21 gennaio 1921, al Teatro San Marco, prende vita e corpo il Partito Comunista d’Italia. Arci Livorno gestisce diversi centri di accoglienza straordinaria per richiedenti asilo e protezione internazionale. All’interno di questi si notano giovani ospiti in possesso di grandi capacità ed eccellenti manualità nella riparazione, ricostruzione o riconversione di biciclette. Si discute a lungo sul come dare valore a queste eccellenze, si prendono contatti con realtà associative e cooperative limitrofe. Un centro di accoglienza per disassuefazione dall’uso di sostanze stupefacenti, a Pontedera, da alcuni anni ha avviato un progetto simile. Una folta delegazione di ospiti, accompagnati da operatori Arci, passa una intera giornata con i giovani di Pontedera. Il percorso assume forma e diventa progetto che viene portato all’attenzione di un tavolo di co-progettazione dell’amministrazione comunale, che lo sostiene ed assume l’onere economico dell’acquisto della strumentazione e degli utensili necessari all’avvio della attività. Manca solamente un luogo fisico dove trasportare il progetto, un fondo dove allestire l’officina, fare formazione e successivamente lanciare in città la Ciclofficina. Attraverso un’agenzia immobiliare della città il fondo viene trovato e visionato. Corrisponde esattamente ai bisogni del progetto, Arci si fa garante e decide di assumere la titolarità del contratto. Si presenta formalmente la proposta con allegata la caparra. Proposta che viene accettata nelle more della stipula del contratto. Ma alcuni giorni dopo, essendo venuti a conoscenza della presenza di ‘neri’ all’interno del fondo, i proprietari decidono di revocare la disponibilità, cosa che ci viene comunicata da una imbarazzatissima agenzia di mediazione. A niente sono valse ulteriori garanzie offerte dall’associazione. I proprietari sono stati irremovibili. Abbiamo denunciato sui social e sulla stampa locale l’accaduto con amarezza, rabbia ed incredulità. Il paragone con l’Italia di altri tempi, quando nel ricco nord si negava l’affitto a meridionali e ai ‘terroni’, è stato immediato. Questa l’Italia del leghismo e del populismo reazionario, queste le derive contro le quali impegnare a fondo energie, saperi, cultura, partecipazione, inclusione sociale. Il tema della coesione sociale e della tenuta democratica delle nostre comunità e delle nostre città è oramai centrale nella riflessione politica e sociale. L’Arci dovrà giocare fino in fondo la sua parte.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.