Si affitta in nero, non si affitta ai neri

Succede nella città delle Leggi Livornine, nella città di Cesare Beccaria. Succede a Livorno, città portuale dalle lunghe tradizioni antifasciste, dove nella periferia nord si ergono due grandi quartieri popolari dai nomi fortemente evocativi, come Corea e Shangai. Succede a Livorno, città nella quale, dopo la rottura all’interno del XVII congresso del PSI al teatro Goldoni, il 21 gennaio 1921, al Teatro San Marco, prende vita e corpo il Partito Comunista d’Italia. Arci Livorno gestisce diversi centri di accoglienza straordinaria per richiedenti asilo e protezione internazionale. All’interno di questi si notano giovani ospiti in possesso di grandi capacità ed eccellenti manualità nella riparazione, ricostruzione o riconversione di biciclette. Si discute a lungo sul come dare valore a queste eccellenze, si prendono contatti con realtà associative e cooperative limitrofe. Un centro di accoglienza per disassuefazione dall’uso di sostanze stupefacenti, a Pontedera, da alcuni anni ha avviato un progetto simile. Una folta delegazione di ospiti, accompagnati da operatori Arci, passa una intera giornata con i giovani di Pontedera. Il percorso assume forma e diventa progetto che viene portato all’attenzione di un tavolo di co-progettazione dell’amministrazione comunale, che lo sostiene ed assume l’onere economico dell’acquisto della strumentazione e degli utensili necessari all’avvio della attività. Manca solamente un luogo fisico dove trasportare il progetto, un fondo dove allestire l’officina, fare formazione e successivamente lanciare in città la Ciclofficina. Attraverso un’agenzia immobiliare della città il fondo viene trovato e visionato. Corrisponde esattamente ai bisogni del progetto, Arci si fa garante e decide di assumere la titolarità del contratto. Si presenta formalmente la proposta con allegata la caparra. Proposta che viene accettata nelle more della stipula del contratto. Ma alcuni giorni dopo, essendo venuti a conoscenza della presenza di ‘neri’ all’interno del fondo, i proprietari decidono di revocare la disponibilità, cosa che ci viene comunicata da una imbarazzatissima agenzia di mediazione. A niente sono valse ulteriori garanzie offerte dall’associazione. I proprietari sono stati irremovibili. Abbiamo denunciato sui social e sulla stampa locale l’accaduto con amarezza, rabbia ed incredulità. Il paragone con l’Italia di altri tempi, quando nel ricco nord si negava l’affitto a meridionali e ai ‘terroni’, è stato immediato. Questa l’Italia del leghismo e del populismo reazionario, queste le derive contro le quali impegnare a fondo energie, saperi, cultura, partecipazione, inclusione sociale. Il tema della coesione sociale e della tenuta democratica delle nostre comunità e delle nostre città è oramai centrale nella riflessione politica e sociale. L’Arci dovrà giocare fino in fondo la sua parte.

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