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ArciReport

20/12/2016 10:03
di Marcelo Letona

Il Bibliobus ha ripreso il suo viaggio nelle zone terremotate

Nella notte del 24 agosto, alle 3.38, un forte terremoto di magnitudo 6.0 ha colpito il centro Italia fra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo provocando 295 morti e centinaia di feriti. Nei giorni successivi l’Arci si è mobilitata attraverso la campagna La Cultura per la Ricostruzione, riattivando il progetto Bibliobus, nato in occasione del sisma che nel 2009 colpì L’Aquila. L’obiettivo è quello di favorire la ricostruzione di legami di comunità attraverso la promozione della lettura, e quindi tramite la donazione di libri presso i campi di accoglienza e le scuole, l’organizzazione di eventi, spettacoli, iniziative, cineforum. Il 9 dicembre il Bibliobus si è recato ad Amatrice, stazionando nel piazzale del plesso scolastico. La scuola è stata costruita dopo l’evento sismico, nei pressi dello Spaccio Solidale della Brigata della Solidarietà Attiva e di un grande cantiere di cui non è ancora chiara la finalità. Nell’ambito dell’iniziativa Libriamoci a scuola, organizzata dal Comune di Amatrice con la collaborazione del bibliotecario locale Sergio Serafini e dell’Arci, ha distribuito gratuitamente libri agli studenti delle scuole superiori e medie. I volontari hanno poi visitato il centro ormai distrutto di Amatrice, accompagnati negli spostamenti da Ciro Improta di Arci L’Aquila, anche lui colpito dal sisma del 2009 e veterano del progetto Bibliobus. Il 12 dicembre il Bibliobus da Amatrice ha raggiunto Antrodoco, percorrendo la strada Romanella (risistemata per l’emergenza, essendo inaccessibile la via principale), per continuare a distribuire libri agli studenti, con l’aiuto di due ragazze del Servizio Volontario Europeo provenienti dalla Croazia e dall’Armenia. Giunti nel paese davanti alla Scuola Elementare Manetti, i volontari hanno preparato gli scaffali interni del Bibliobus e hanno allestito un banchetto esterno con i libri più adatti ai bambini che, usciti una classe per volta e accompagnati dalle maestre, si sono dimostrati entusiasti e hanno letteralmente ‘assaltato’ la biblioteca itinerante.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.