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ArciReport Comunicati

23/01/2017 16:15
di Marcelo Letona

Dentro l’emergenza: l’attività dell’Arci nel terremoto del centro Italia

Mentre scrivo questo report, come sapete, siamo dentro un dramma senza fine. Gli eventi sismici di agosto e ottobre erano già di portata straordinaria: pensate solo che nelle Marche sono dichiarati terremotati 120 comuni distribuiti in 4 provincie su 5. È altresì noto come il terremoto del 24 agosto aveva sconvolto le comunità ascolana e reatina. Il 18 gennaio, altre quattro scosse di un’entità altissima hanno fatto ripiombare le comunità nella paura, mettendone a dura prova la tenuta psicologica. Come è noto, la nostra associazione stava reagendo a questa situazione tramite le molte iniziative proposte nei vari territori, fra cui spicca l’attività per bambini Giocare per ricostruire: https://www.facebook.com/arciprovincialemacerata/. Intanto, per la prima volta a mia memoria, tre comitati regionali – Marche, Lazio e Umbria – sulla giusta spinta della presidente nazionale Chiavacci e di Greta Barbolini, hanno progettato azioni comuni che sono state inserite nella candidatura per il bando della ex legge 383. La particolarità della proposta nasceva dopo aver contattato direttamente le comunità, tanto che nella provincia di Macerata abbiamo tenuto due assemblee per costruire con i cittadini e i soci una progettazione veramente partecipata. Nel Piceno fin da subito i ragazzi del comitato hanno aiutato le popolazioni tramite il Bibliobus del comitato Arci Aquila e le molte iniziative cinematografiche per gli sfollati che stanno in gran parte a San Benedetto del Tronto. Inoltre abbiamo partecipato con il presidente Arci Lazio Giustini e la presidente Arci Rieti Patacchiola, alla presenza della Chiavacci, a un incontro molto importante con la comunità montana del Velino, mentre con gli amici perugini Calzini, presidente di Arci Umbria, e Tamiazzo abbiamo costruito una progettualità che guardasse al dopo (agricolo, turistico…). Voglio quindi testimoniare come abbiamo costruito una rete Arci che subito, tramite anche i volontari del servizio civile nazionale, è servita per l’emergenza, ma ora sta lavorando a una progettualità di lungo periodo che coinvolge non solo il mondo della cultura, ma anche quello della produzione agricola e del turismo. Il paradosso è che le istituzioni spesso e volentieri discutono sulla ricostruzione, che come sapete è totalmente centralizzata (vorrei ricordare a tutti che il terremoto di Umbria e Marche del 1997 è stato ben gestito anche e grazie alle Regioni) ed è evidente che è eccessivamente burocratizzata e lenta, soprattutto nei confronti degli allevatori, mentre noi, associazione di promozione sociale, stiamo tematizzando le questioni chiave per il futuro dei nostri territori. È impossibile non rendersi conto come qui sia in gioco una civiltà che accomuna l’entroterra e che tendenzialmente è stata già abbandonata da prima da una insana forma di governo che pensava di premiare solo le città metropolitane, mentre in Europa ci invitano a tutelare proprio le aree interne: vedesi la strategia europea che in Italia ha trovato in Fabrizio Barca il suo punto di riferimento, con cui faremo un convegno insieme all’Università di Camerino. Voglio chiudere con due riflessioni ad alta voce per l’Arci: primo, siamo consapevoli che stiamo dentro un evento di proporzioni epocali? Due, la nostra associazione è pronta ad accettare altre sfide oltre le sue consuete attività e cioè siamo consapevoli che possiamo essere l’attore sociale che movimenta i territori dal basso e facilita comitati di partecipazione che altrimenti solo alcune forze populiste sembrerebbero in grado di movimentare? Questa è la sfida che ci poniamo

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.