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Cultura

30/04/2018 11:26
di Paoli

A teatro “Cenere”: dalla liberazione di ieri all’accoglienza di oggi – La recensione

di Cristina di Fino

All’ingresso in sala gli spettatori si trovano di fronte al palco già in scena, si trovano immersi nella scena. Delle fiamme che bruciano sullo sfondo, dei personaggi che camminano a testa in giu’, a piedi scalzi con dei libri in mano, delle donne con le spalle al pubblico sedute a guardare la parete ed un palco con due ufficiali impassibili.

La storia si svolge, a seconda del gruppo di personaggi, in una serie di visioni l’una concatenata in qualche modo assurdo all’altra, in proclami di verità assolute che a tutti i costi vogliono annientare l’identità dell’uomo. La cosa piu’ folle sarebbe cercare la felicità, un tema che é sempre vivo.

Le scene sono collegate dall’espressione di questi sentimenti attraverso la danza, che a volte sembra raffigurare l’anima che vola in cielo, altre volte l’idendità martoriata, altre volte ancora l’effetto delle fiamme, della guerra, della fuga.

La caratteristica distintiva di Cenere é di aver anche fatto partecipare come attori un gruppo di richiedenti asilo, che sono il collegamento dalla liberazione di ieri all’accoglienza di oggi. É sottolineato come il valore della libertà va difeso anche oggi, perché le guerre moderne hanno solo cambiato territorio. Un incalzante “Avete mai sentito l’odore di una bomba?”scuote il pubblico nelle emozioni piu’ profonde, facendo passare la storia dalle prigioni libiche, dal sarcofago del Mediterraneo e a tutti i campi profughi.

I libri bruciati, tratto dal romanzo di Ray Bradbury Farenehit 451, sono la testimonianza che non c’é futuro senza memoria, e i personaggi che ricordano a memoria i libri sono la speranza di una società diversa. Un’ importante riflessione su quello che é stato, che é il mondo di oggi e su quello che ancora potrebbe essere.

 

Lo spettacolo é andato in scena il 24 Aprile, alle 21 al teatro Goldoni. É stato promosso dal coordinamento femminile Anpi Anpia e da  Arci Solidarietà Onlus Livorno. La regia di Francesca Ricci, le danzatrici in scena da Laboratorio di Danza e Movimento, Ex-It Danza -T, ArteDanza, Atelier delle Arti e Arabesque.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.