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Progetti di ricerca: Alloggio sociale

Responsabile Marco Solimano

Progetto CESVOT “Rete toscana per l’alloggio sociale”

Azione pilota “ Livorno la cura del luogo: sostegno all’abitare degli anziani”
La condizione degli anziani è stata segnata da una lunga storia di separazione del luogo residenziale da quello assistenziale. Negli anni più recenti si è sviluppata una importante riflessione sulla radicalità di questa divisione, che ha portato a un processo di avvicinamento: la casa viene sempre più interpretata come un presidio fondamentale, l’unico in grado di rispondere al bisogno di continuare a vivere in un contesto a contatto con il passato, con gli stimoli maggiori e con la propria rete di relazioni.

La permanenza a casa, nel proprio ambiente di vita, è un valore largamente condiviso tra gli anziani. Nonostante la progressiva perdita di autonomia l’anziano ha come obiettivo primario quello di abitare sereno e, in caso di necessità, assistito all’interno del proprio appartamento. Si tratta quindi di salvaguardare una situazione in grado di impedire l’innesco di quel circuito di complicanze legate al passaggio da un ambiente domestico alle cure ospedaliere o alle strutture di lunga degenza.

Negli ultimi anni lo Sportello per l’Emergenza Abitativa del Comune di Livorno, da noi gestito, ha rilevato, sulla base delle indicazioni e segnalazioni di numerose persone venute a contatto con il servizio, un forte stato di disagio diffuso nella popolazione anziana relativamente alle questione abitativa. Nella maggior parte dei casi gli anziani entrati in contatto con il servizio hanno lamentato l’inadeguatezza dei propri appartamenti (sia di proprietà che in affitto) ai loro nuovi bisogni individuali e agli standard qualitativi medi dei nostri giorni, nonché la loro incapacità di far fronte autonomamente a interventi di ristrutturazione.

Ecco così che nasce il presente progetto che materialmente si è posto l’obiettivo di realizzare piccoli interventi di ristrutturazione su abitazioni di soggetti ultra sessantacinquenni, volti ad arginare le problematiche che derivano da una difficoltà ad autogestirsi e a conservare una adeguata soglia di igiene della propria persona e della casa per una condizione di mobilità instabile e precaria.

Gli ambiti degli interventi di ristrutturazione sono stati quelli della protezione e della sicurezza, della riconoscibilità ambientale (facilitatori di orientamento e di percezione), della confortevolezza, con progettazioni mirate che, oltre ad aspetti strutturali (rimozione delle barriere architettoniche), hanno interessato anche ausili, arredi, colori, finiture.

Si è trattato quindi di interventi di messa in sicurezza e di piccola domotica per migliorare la qualità della vita degli anziani e per rendere più sicura e confortevole la vita nelle loro abitazioni, nella logica che sostiene come piccoli miglioramenti ambientali possano produrre grandi benefici.

In particolare gli interventi hanno riguardato: l’installazione di porte blindate (di cui emergono forti richieste); la rimozione di barriere architettoniche interne (specie nei locali da bagno in presenza di difficoltà motorie degli interessati); interventi di messa in sicurezza di impianti.

Il progetto si è attuato tramite la pubblicazione di un Bando Pubblico, volto a comunicare i contenuti del progetto ai potenziali destinatari e a raccogliere le domande di partecipazione da parte dei soggetti interessati e le domande raccolte sono state esaminate da una Commissione composta da rappresentanti dell’Arci di Livorno, del Comune di Livorno e dell’AUSER.

Notevole è stata la collaborazione con le associazioni di anziani e i centri anziani della città che hanno hanno aiutato l’Associazione nella diffusione del Bando di progetto e nell’accompagnamento alla presentazione delle domande.

L’esame delle domande è stato accompagnato da sopralluoghi presso le abitazioni dei soggetti che hanno presentato domanda, finalizzati a individuare l’entità e la fattibilità degli interventi richiesti; inoltre la valutazione finale delle candidature pervenute è stata effettuata tenendo conto del livello reddituale privilegiando i redditi più bassi.

Al termine dei sopralluoghi e dell’analisi delle domande, la Commissione ha individuato i 13 soggetti all’interno delle cui abitazioni si sarebbero effettuati gli interventi di ristrutturazione.
Dopo la selezione dei destinatari, si è proceduto alla realizzazione dei progetti tecnici investendo della questione un architetto e un geometra che hanno curato i rapporti con le ditte individuate per la realizzazione dei lavori seguendo personalmente l’evolversi degli stessi.

I destinatari del progetto sono stati soggetti di età pari o superiore ai 65 anni, residenti nel Comune di Livorno, con tetto reddituale pari o inferiore a quello previsto dalla soglia per la partecipazione ai Bandi E.R.P. del Comune di Livorno.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.

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