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Sportello Emergenza Abitativa

Il servizio è in convenzione con l’Ufficio Casa del Comune di Livorno ed ha lo scopo di raccogliere le domande di emergenza abitativa di soggetti in stato di senza fissa dimora o con condizioni abitative precarie. L’operatore riceve l’utente e si predispone all’accoglimento della problematica espressa con conseguente individuazione del Servizio o Ufficio Pubblico che possa intervenire nella possibile soluzione del caso.

Avvia poi l’istruttoria delle pratiche corredate di apposita modulistica ( fornita dall’Ufficio Casa ) e di note informative reperite, ove necessario, presso i servizi del territorio e ritenute utili alla migliore comprensione della casistica esposta dall’utente.

Inoltra poi le pratiche, come sopra istruite, alla Commissione per l’Emergenza Abitativa, c/o l’Ufficio casa del Comune di Livorno.

In questo modo gli utenti del servizio vengono ricevuti in un contesto non istituzionale ed informale ove, oltre ad esplicare una pratica a carattere burocratico, si trovano di fronte ad operatori predisposti all’ascolto ed in grado di leggere ed orientare enventuali bisogni.

Il servizio infatti svolge anche un ruolo di mediazione tra i soggetti ed i Servizi Distrettuali di riferimento nei casi in cui venga ravvisata l’esistenza di ulteriori disagi sociali.

Nei periodi di apertura dei Bandi pubblici ( ERP, Contributo in conto affitto, Giovani coppie etc…) lo sportello fornisce documentazione, informazioni e assistenza per la compilazione delle domande.

Negli anni, inoltre, lo Sportello è divenuto un importante punto di riferimento non solo per gli utenti ma anche per operatori sociali del territorio per tutto quanto concerne le problematiche abitative.
Il Centro Ascolto si pone come momento di accoglienza informazione ed orientamento, per soggetti in difficoltà socio esistenziale .

Esso svolge attività di ascolto, sia a soggetti singoli che a gruppi familiari, mediazione di conflitti ed accompagnamento verso i Servizi Sociali di riferimento, tutti in rete con il Centro stesso.

Vede anche una convenzione a carattere gratuito con il Comune di Livorno per la concessione della residenza di soccorso per cittadini senza fissa dimora.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.

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