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Dalla parte dei curdi

8x1000 alla Chiesa Valdese
"Giornalismo in carcere"
progetto sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese
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Centro Homeless

Il Centro Homeless è un servizio gestito in convenzione con l’Istituzione per i Servizi alla Persona, avente per oggetto un centro di accoglienza per uomini in condizioni di grave disagio socio abitativo e marginalità sociale.

Il Centro è in grado di ospitare fino ad un massimo di sedici uomini, garantisce un’apertura giornaliera di 21 ore su 24 ed offre i servizi comuni di cucina, bagno e lavanderia.

Al progetto si accede attraverso le graduatorie dell’Emergenza Abitativa del Comune di Livorno su decisione dell’apposita “Commissione per l’Emergenza Abitativa”.

L’inserimento degli ospiti all’interno della struttura è vissuto come spazio di tregua e mediazione che consente che consente agli ospiti di elaborare le problematiche complesse della marginalità sociale; ed occasione di elaborazione e interpretazione dei linguaggi della strada, come luogo in cui le persone vivono e consumano il loro disagio.

Arci Solidarietà si è dunque connotata, da un lato quale fondamentale risorsa del territorio per le capacità di analisi, di progettazione, di gestione di servizi alle marginalità sociali.

Si tratta, dunque di un servizio con finalità non meramente contenitive, ma una importante risorsa dove energie diverse si incontrano per articolare progetti, personalizzati su ciascun singolo individuo, verso persone che vivono situazioni di emergenza esistenziale e sociale oltre che abitativa.

Il servizio è coordinato da operatori qualificati sempre in servizio durante l’orario di apertura del Centro, tutti provenienti dal mondo della marginalità, che hanno ormai consolidato da anni un percorso di stabilità dei vissuti e di inclusione sociale, adeguatamente formati per il servizio.

Il Centro è aperto dalle ore 12,00 alle ore 9,00 del giorno successivo.

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arcilivornoTV

Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.

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