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Laboratori Teatrali

Le attività di laboratorio teatrale di Arci Solidarietà Livorno all’interno della Casa Circondariale di Livorno si svolgono in modo continuativo da oltre quindici anni, e nel corso del tempo hanno prodotto in modo continuativo rappresentazioni pubbliche tenutesi sia all’interno che all’esterno della Casa Circondariale, in teatri, rassegne e festival cittadini e non.

Rispetto a contenuti e linea artistica, le attività sono da diversi anni strutturate come laboratorio permanente, che si sviluppa con continuità nel corso dell’anno attraverso cicli che prevedono una fase preliminare con contenuti didattici, una fase creativa di ideazione e messa a punto degli spettacoli, una fase di prove, una fase di presentazione pubblica degli spettacoli e una fase di rielaborazione e trasformazione continua dei prodotti realizzati in base alle successive scadenze di pubbliche rappresentazioni.

Dal punto di vista artistico intento di Arci Solidarietà è utilizzare le pratiche artistiche per fornire opportunità di crescita agli individui e nel contempo realizzare produzioni culturali di qualità, rivolte alla cittadinanza nel suo complesso. Da questo punto di vista riteniamo fondamentale costruire percorsi che non si esauriscono nella mera ripetizione di un testo o di un’azione, quanto nello sviluppo di un processo che, attraverso la dimensione del laboratorio, parte dalla trasmissione delle tecniche e arriva alla creazione condivisa di un’opera.

Ci poniamo da sempre l’obiettivo di caratterizzare l’istituto di pena come luogo di produzione culturale, producendo percorsi che non intendono sostituirsi alle attività trattamentali istituzionali ma piuttosto caratterizzare i detenuti come creatori e protagonisti di spettacoli teatrali che puntano non solo a creare uno scambio tra “interno” ed “esterno” ma anche a qualificarsi come prodotti destinati a tutti i palcoscenici. Il nostro lavoro è dunque strutturato in base a modalità analoghe a quelle di un gruppo teatrale composto da persone “libere”, nell’idea che il “non luogo” chiuso in cui si sconta una pena possa essere anche un polo culturale, e che in questo non luogo sia molto marcata l’urgenza creativa e la volontà degli individui di proporsi come veicoli di proposte culturali.

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Ultime produzioni realizzate e presentate all’esterno e all’interno della Casa Circondariale:

Sulla nave”, 2012, messa in scena presentata all’interno della Casa Circondariale nell’ambito di un progetto di collaborazione con numerose scuole medie superiori cittadine

Un racconto collettivo sulla migrazione, lo spaesamento e l’alienazione che attraversano la società contemporanea, sulla lontananza e sulla nostalgia della terra madre, restituiti nell’ambito di un immaginario viaggio via nave che mette i protagonisti a confronto con i tanti aspetti grotteschi e tragicomici della vita di tutti, a partire dalle narrazioni e dalle scritture degli stessi protagonisti

Onora i padri”, 2012,

messa in scena liberamente tratta dalla fiaba “Hansel e Gretel, presentata in più versioni all’interno e all’esterno della Casa Circondariale

Non si riesce ad essere abbastanza padri ma nello stesso tempo non si può più essere figli. Abbiamo abbandonato, siamo stati abbandonati. Vaghiamo nel bosco di Hansel e Gretel senza più trovare la strada, anche perchè il bosco è diventato sempre più vasto ed intricato, e può capitare di perdersi tra banche, santuari del divertimento, agenzie interinali e centri commerciali; così che, dato che comunque la via è smarrita, resta tutto il tempo per fare shopping, distrarci, contrarre mutui o divertirci. Un’allegra festa sull’orlo del precipizio, ma non c’è niente di cui preoccuparsi, perché in fin dei conti è soltanto una fiaba

Ricicli”, 2012

messa in scena sul tema della raccolta differenziata, presentata per la prima volta al Palalivorno il 21 maggio 2012 nell’ambito della serata finale del progetto “Differenziamoci”

La messa in scena mira a promuovere la cultura della raccolta differenziata, connettendo il tema del “riciclo”, inteso in senso letterale come riduzione degli sprechi e riutilizzo dei rifiuti, al tema del “riscatto”, inteso in senso metaforico come percorso di superamento consapevole delle problematiche del passato da parte di persone che si trovano a vivere nel presente una profonda situazione di crisi individuale e che guardano al futuro come prospettiva di vita nuova. Il registro è l’ironia: una solerte signora si trova a dover sgomberare il suo scantinato da scatole, bauli e bidoni finiti lì chissà quanto tempo fa: solo che in ciascuno di essi non ci sono oggetti, ma rimpianti, sbagli e dolori impersonati da persone vere, che spuntano per raccontare fino a un che un grottesco mago della raccolta convince tutti: “lo sapete che da 100 chili di rimpianti si possono ricavare 100 chili di speranze? e lo sapete che da un chilo di dolori si può ricavare un chilo di sogni? non è mai finita per sempre! c’è sempre un modo per ricominciare! “

Italia. Breve storia illustrata a puntate”, 2011

messa in scena presentata in più versioni all’interno e all’esterno della Casa Circondariale

Ci sono tanti modi per celebrare il centocinquantesimo anniversario dell’Unità del nostro paese. Noi abbiamo provato a farlo dal punto di vista di chi la Storia non l’ha fatta ma l’ha subita, quello della popolazione che aveva paura di chi avrebbe dovuto liberarla, quello dei tanti capri espiatori su cui la Storia è passata sopra, a volte in modo figurato a volte in modo del tutto materiale, con le sue pesanti ruote, stritolando corpi e cancellando l’anelito a un paese diverso. Ne è venuta fuori una breve e grottesca storia illustrata a puntate, i cui protagonisti reali non sono Pisacane, Matteotti, Pasolini e le storie di martirio che essi incarnano, ma il violento meccanismo di smaltimento di tutto ciò che rappresenta una diversità e una deviazione dal cammino del supposto progresso: dal patriota dei tempi antichi al migrante dei tempi moderni.

ultime news

arcilivornoTV

Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.

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