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Dalla parte dei curdi

8x1000 alla Chiesa Valdese
"Giornalismo in carcere"
progetto sostenuto con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese
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Progetto PDHL Cuba

A seguito dell’Accordo Preliminare sottoscritto nel novembre 2000 in occasione della missione della delegazione cubana in Italia si confermava la partecipazione del Comitato di Livorno alla Terza Fase del PDHL/Cuba individuando quattro macro linee progettuali di sviluppo (Progetto Centro Comunitario; Progetto Centro di Documentazione e Informazione Pedagogica; Sviluppo e continuità della rete comunale delle farmacie).

Nel marzo 2001 si è svolta una missione tecnica con rappresentanti dell’Amministrazione Comunale a l’Avana Vecchia per definire i termini della realizzazione del progetto della Casa del Pedagogo, progetto di diretta responsabilità dell’Amministrazione Comunale. Nel mese di Aprile è venuta a Livorno una delegazione ufficiale cubana guidata dal Viceministro dell’educazione di Cuba per visitare i nostri centri per l’Infanzia sul modello dei quali si intende sviluppare il progetto.

Nel 2003, conclusi i lavori alla Casa del Pedagogo, l’Amministrazione di Livorno ha messo a disposizione un proprio esperto per organizzare nella struttura un corso di formazione per un gruppo di 20 tra insegnanti e Responsabili della programmazione scolastica.

Nel Dicembre 2004, alla presenza del presidente Marco Solimano e dell’Assessore Alfio Baldi, la Casa del Pedagogo è stata ufficialmente inaugurata. In tale occasione si è formalizzata tra il Governo cubano e gli tutti i partecipanti del progetto, l’ulteriore valorizzazione e prosecuzione di tale sperimentazione generalizzandola come modello da utilizzare per rivisitare anche in altre province il sistema educativo e della formazione.

Partner e operatori del progetto:

Regione Toscana

UNOPS ( Settore Programma Sviluppo delle Nazioni Unite)

Municipalità della Città Avana Vecchia e Santiago di Cuba

ARCI Solidarietà Livorno

Azienda USL 6 Livorno

ASA Livorno

Guarda la galleria fotografica “Cuba dic.2004”

Info su www.undp.org.cu/phdl/index.htm

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arcilivornoTV

Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.

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