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Pratiche telematiche per immigrati

Responsabile Michela Capecchi

Con il decreto flussi 2007, che ha previsto l’ingresso in Italia di una quota di 170.000 cittadini stranieri non comunitari per lavoro subordinato non stagionale e lavoro autonomo, è stato introdotto un innovativo sistema di invio e ricezione delle domande completamente informatizzato.

La nuova procedura, una vera rivoluzione telematica voluta dal Viminale durante il Governo Prodi, ha consentito un notevole risparmio sui tempi di acquisizione delle domande ottenendo anche un risultato di immediata evidenza: l’eliminazione delle lunghe ed estenuanti code dei richiedenti davanti agli uffici postali.

La procedura, infatti, ha permesso la compilazione della domanda di assunzione direttamente dalla propria abitazione o qualunque altro luogo in cui fosse presente un computer collegato alla rete internet ed ha inoltre abilitato a farlo specifici enti (CAAF, Associazioni ecc..).

Solo nei primi tre giorni previsti come scadenza (15, 18 e 21 dicembre 2007) sono state acquisiste complessivamente circa 700mila domande e le richieste, hanno continuato ad affluire, fino all’ultimo giorno previsto per il 31 maggio 2008.

Lo stesso sistema è stato adottato per l’inoltro delle richieste di ricongiungimento familiare e per i familiari al seguito, di competenza degli Sportelli Unici di cui all’articolo 29 del Testo Unico per l’Immigrazione.

A partire dal 10 aprile 2008 infatti, il Ministero dell’Interno non accetta più le domande che non siano presentate via web.

L’ARCI Nazionale, in data 16 novembre 2007, ha sottoscritto un Protocollo d’Intesa con il Ministero dell’Interno, che consentiva agli operatori dei Comitati territoriali, opportunamente segnalati dai referenti nazionali di svolgere le pratiche telematiche relative al Decreto Flussi 2007.

Anche l’Arci di Livorno ha raccolto questa sfida, mettendosi a disposizione dei datori di lavoro e degli immigrati che volessero svolgere pratiche relative ai flussi d’ingresso.

Sono state inviate circa 60 domande per i flussi di lavoratori e proseguono le richieste per le pratiche di ricongiungimento familiare.

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Di Ornella Pucci coordinatrice nazionale Arci Politiche di genere

Quest’anno l’8 marzo coincide con i 70 anni della conquista in Italia del voto alle donne. Le recenti immagini dei visi gioiosi delle donne iraniane del primo suffragio al quale hanno partecipato credo ci abbiano ricordato come pratiche per noi scontate e diritti che dovrebbero essere universali, non lo sono affatto in gran parte del mondo. Vale la pena quindi approfittare di questo 8 marzo e viverlo come una occasione gioiosa per parlare dei nostri diritti, ricordando anche che 70 anni sono pochi e che in realtà in Italia il tempo in cui le donne non avevano diritto di voto è un tempo recente, anzi recentissimo. In Italia una donna che ha più di 70 anni è nata senza diritto di voto. È opportuno storicizzare per valorizzare il presente ma soprattutto per porre le condizioni di migliorare il futuro. Il 2 Febbraio 1945 in Italia entrò in vigore il suffragio universale esteso anche alle donne,un anno dopo, il 10 marzo 1946 votarono per la prima volta. A partire dal 1943 le donne assunsero un ruolo importante nella Resistenza italiana e quindi col procedere della liberazione entrava nel dibattito politico la questione del riconoscimento di pari diritti alla donna. Se ne fecero promotori Alcide De Gasperi (DC) e Palmiro Togliatti (PCI), nacque l’UDI (Unione donne Italiane) orientata a sinistra e il CIF (Centro Italiano Femminile) di posizioni cattoliche, entrambe queste associazioni promossero un opuscolo dal titolo Le donne Italiane hanno diritto di voto, scritto da Laura Lombardo Radice. Finalmente il 31 gennaio 1945 con il paese diviso e il nord ancora occupato dai tedeschi, il consiglio dei ministri presieduto da Bonomi emanò il decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne italiane, che entrò in vigore il 2/2/1945, mancava però il diritto di essere candidate e quindi l’equiparazione agli uomini. Le donne italiane dovettero aspettare un altro anno perché questo diritto venisse loro riconosciuto. Finalmente lo ottennero con un altro decreto del 10 Marzo 1946 che coincise con le elezioni amministrative, prima chiamata al voto del popolo femminile, nella quale un discreto numero di donne fu eletto nei consigli comunali. Successivamente parteciparono al voto dell’assemblea costituente (2 Giugno 1946) nella quale sedettero le prime parlamentari 9 DC, 9 PCI, 2 PSIUP e una dell’Uomo qualunque. Quindi il suffragio femminile è in Italia una conquista recente se si considera che i primi movimenti nacquero in Francia nel 1700. In Inghilterra dove nacque il movimento delle suffragette si arriva al suffragio femminile nel 1928, ma la prima nel mondo fu la nuova Zelanda nel 1893. Una conquista recente e difficile come difficile è stata la sua implementazione, basti pensare alla presenza delle donne nelle istituzioni, a tutt’oggi dal Quirinale in giù, passando per il Parlamento, i Ministeri, regioni e comuni i ruoli elettivi e di nomina in rosa sono inferiori al 20 %. Come ogni anno la materia da discutere e mettere a fuoco per le lotte future non ci manca. Buon 8 Marzo a tutte e a tutti.

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